Non pretendo di insegnare niente a nessuno, ma cerco soltanto di suscitare in chi mi legge qualche riflessione.

Dal punto di vista del diritto internazionale, anche se in base all’opinione esternata dal nostro Ministro degli Esteri “il diritto internazionale vale fino a un certo punto”, l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela, viola la sovranità statale ed il principio di non ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano, favorendo così la legge del più forte.

Lasciar passare inosservata tale iniziativa significherebbe un ritorno ad un tempo in cui una realtà sociale o naturale pre-statale o anarchica prevaleva sui più deboli.

Tucidide nel suo scritto “La guerra nel Peloponneso” (431-404 a.C.) in cui narrava del conflitto epocale tra Atene e Sparta, scoppiato a causa dell’imperialismo ateniese e del timore spartano per la sua crescente egemonia, parlava del “diritto del più forte”, affermando che in politica internazionale vige una legge naturale in forza della quale i potenti impongono il loro volere ai più deboli, poiché la giustizia è una convenzione umana e la forza è la vera legge naturale degli Stati.

Ma aldilà delle opinioni dei seguaci del neoliberismo globalista totalitario, il diritto non può ridursi ad un orpello decorativo da usare occasionalmente a seconda della convenienza del momento e la violenza non può diventare l’architrave del potere, con il risultato che non sarà più la legge, ma la forza a determinare chi ha diritto di sopravvivere, sicché, come scriveva Tucidide, “i forti faranno ciò che possono e i deboli soffriranno ciò che devono”.

La forza, che secondo la visione di Tucidide non è solo un mezzo, ma è una vera e propria “legge di natura” che governa le dinamiche internazionali, non può dettare le dinamiche geopolitiche contemporanee e future.

La legge del più forte dettata da interessi economici e dalla potenza militare non può, né deve prevalere sulla morale e sul diritto, ma occorre ritornare ad avvalersi della forza del diritto e nel caso degli Stati, del diritto internazionale che sancisce il divieto per gli Stati di intervenire negli affari interni di altri Stati sovrani (cfr. Carta delle Nazioni Unite art.2, par.7).

Nella stessa Carta viene stabilito il principio di non ingerenza nel senso che nessuna disposizione nella stessa contenuta autorizza l’ONU a intervenire in questioni che rientrano nella giurisdizione nazionale di uno Stato.

Viene inoltre enunziato il concetto di sovranità nazionale e fissato il principio della Sovranità statale volto a garantire il rispetto dell’integrità territoriale e dell’indipendenza politica degli Stati.

Tuttavia quest’ultimo principio non è assoluto in quanto si prevede che il Consiglio di Sicurezza possa intervenire (anche con la forza, secondo il Capitolo VII) quando le violazioni dei diritti umani (come genocidio, crimini di guerra) sono così gravi da costituire una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.

Quindi nella Carta dell’ONU se per un verso viene affermata la sovranità e l’uguaglianza sovrana degli Stati, nel contempo viene enunziato il principio che la comunità internazionale può agire in casi estremi di gravi violazioni dei diritti fondamentali.

Sempre nella Carta dell’ONU viene sancito, tutelato e codificato in trattati del 1966 il diritto all’Autodeterminazione dei Popoli, considerato un principio fondamentale del diritto internazionale contemporaneo,

Proprio questo principio consente ad ogni popolo di scegliere liberamente il proprio assetto politico, economico e sociale, affrancandosi da dominazioni esterne, come quelle coloniali e altre strutture similari.

Il recente intervento militare degli Stati Uniti contro il Venezuela, sfociato nella “cattura” del suo presidente Nicolás Maduro e preceduto da forme di pressione, come sanzioni economiche e politiche, che pur non violando direttamente la Carta delle Nazioni Unite, suscitavano non poche preoccupazioni per le loro conseguenze sulla popolazione civile, non può essere condiviso, né legittimato, sia dal consesso internazionale, che da un’opinione pubblica scevra da condizionamenti.

Infatti quell’intervento militare, come quello in qualsiasi altro paese, non potrebbe non essere considerato una violazione della Carta delle Nazioni Unite che è un trattato internazionale che stabilisce le norme di condotta per le relazioni tra gli Stati membri.

La Carta delle Nazioni Unite, in particolare l’articolo 2, paragrafo 4, proibisce l’uso della forza da parte degli Stati contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di altri Stati, ad eccezione del caso di autodifesa o salvo che l’azione sia autorizzata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Nel caso del Venezuela, pur essendo discutibili, ma accettabili, le precedenti posizioni ostili verso il governo di Nicolás Maduro assunte dagli Stati Uniti, che comunque hanno cercato di esercitare pressioni politiche ed economiche, tuttavia, le azioni successive, che sono andate oltre la diplomazia e sono giunte ad un intervento militare, non possono trovare alcuna copertura o giustificazione sotto la lente di ingrandimento del diritto internazionale.

Pur non nutrendo alcuna simpatia verso Nicolás Maduro, né condividendo il suo operato e la sua leadership, che è sempre stata al centro di molte polemiche e critiche, non posso esimermi dall’osservare come le azioni militari degli USA contro il Venezuela appaiono un attentato al diritto del popolo venezuelano di scegliere liberamente il proprio sistema politico ed economico senza subire indebite pressioni esterne.

https://digitallibrary.un.org/record/1318124?v=pdf&ln=es


3 risposte a “Può essere considerato legittimo un intervento militare unilaterale di uno Stato contro un altro Stato?”

  1. Avatar Massimo Barbano
    Massimo Barbano

    Ottima disamina. Condivido in tutto e per tutto la dettagliata e lucida analisi dell’avvocato Lonoce

  2. Avatar S. I. S.
    S. I. S.

    La verità è sotto il sole, ma nessuno gli sta mettendo la lozione per metterla al riparo.

  3. Avatar Alfredo Lonoce
    Alfredo Lonoce

    Grazie Massimo per la Tua condivisione che mi conforta soprattutto perché oltre ad essere un amico, sei anche un bravo giornalista.

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