ORVIETO – Il guanto di sfida alla premier Giorgia Meloni arriva da Orvieto. Nella cornice del Palazzo del Capitano del Popolo si è concluso il 20 settembre il Forum dell’Indipendenza italiana, organizzato da Futuro Nazionale, la formazione politica fondata da Roberto Vannacci e strutturatasi nei mesi scorsi, nella quale è confluito il movimento Indipendenza di Gianni Alemanno.

La tre giorni umbra, dal 18 al 20 settembre, ha rappresentato una delle principali uscite pubbliche del nuovo progetto politico costruito attorno all’ex generale e all’ex sindaco di Roma. Sul palco e nei diversi panel si sono alternati una cinquantina di relatori tra esponenti politici, economisti, giornalisti ed esperti. Tra gli interventi, quello dell’economista statunitense Jeffrey Sachs, docente alla Columbia University,  dell’eurodeputato Antonio Maria Rinaldi, responsabile economico di Futuro Nazionale. Spazio anche ai temi identitari con Laura Ravetto, deputata di FNV nel gruppo Misto, mentre sul fronte politico sono intervenuti i deputati Rossano Sasso e Domenico Furgiuele. A rappresentare la struttura del nuovo movimento, il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, il responsabile del programma Lorenzo Gasperini e il responsabile organizzativo Edoardo Ziello.

Tra gli ospiti anche il giornalista e vicedirettore de La Verità Francesco Borgonovo, il direttore de l’Unità Piero Sansonetti, la presidente di Nessuno tocchi Caino Rita Bernardini e l’ex ambasciatore italiano in Iraq Marco Carnelos, presidente di MC Geopolicy. Presente inoltre Massimo Arlechino, presidente di Indipendenza, movimento confluito nel progetto politico di Futuro Nazionale.

Il tema scelto per la convention – «Il futuro dell’Italia. Il sovranismo sociale per una vera identità europea» – ha riunito i principali temi della nuova formazione: sovranità nazionale, critica alle politiche dell’Unione europea, immigrazione, identità, sicurezza e carceri. Sullo sfondo, la prospettiva delle prossime scadenze elettorali e il rapporto, tutt’altro che definito, con il centrodestra di governo.

I lavori sono entrati nel vivo sabato 19 settembre con i diversi panel dedicati all’identità, all’immigrazione, alla situazione carceraria e al futuro della destra italiana. Tra i temi affrontati anche la cosiddetta «remigrazione» e la critica alle politiche europee.

Alemanno, tornato libero il 24 giugno dopo la detenzione a Rebibbia, anche in questa occasione, come aveva già ribadito all’uscita dal carcere, ha rivendicato la propria estraneità alle accuse che lo hanno visto coinvolto nella vicenda giudiziaria ora al vaglio della Corte di Strasburgo.

Particolare attenzione è stata dedicata alla questione carceraria. Nel corso del confronto sono state denunciate le condizioni degli istituti penitenziari e le difficoltà degli agenti di Polizia Penitenziaria, mentre Alemanno ha collegato il tema della sicurezza urbana al funzionamento del sistema carcerario.

Fuori dal Palazzo del Capitano del Popolo, il clima è stato invece di contestazione. Il 20 settembre circa un centinaio di persone ha partecipato a un presidio antifascista promosso da Articolo 21, Spi-Cgil, Associazione Rose Rosse d’Europa e Anpi. Tra i manifestanti anche il senatore del Pd Walter Verini, che ha contestato le posizioni di Vannacci sulla «remigrazione», sulle donne e su altri temi sociali.

Dal palco Vannacci ha risposto alla protesta rivendicando il diritto dei manifestanti a esprimersi: «Potete manifestare, perché noi ci crediamo alla democrazia», ha detto, aggiungendo che il movimento continuerà a essere presente sulla scena politica.

Il filo conduttore della convention è stato il sovranismo sociale, con una forte critica alle istituzioni europee e alle politiche di Bruxelles. Tra i temi centrali anche il contrasto all’immigrazione irregolare, la cosiddetta «remigrazione», la difesa della famiglia e dei valori tradizionali e una posizione critica sul sostegno militare all’Ucraina.

Il passaggio più significativo sul piano internazionale è arrivato domenica 20 settembre con l’intervento di Marc Jongen, eurodeputato di Alternative für Deutschland. Jongen ha portato a Orvieto anche un messaggio della leader di AfD Alice Weidel, prospettando una futura collaborazione politica. Vannacci ha inoltre indicato AfD come una formazione con programmi in parte simili a quelli di Futuro Nazionale.

Più che una semplice presenza internazionale, l’appuntamento ha quindi evidenziato una convergenza politica tra Futuro Nazionale e la destra sovranista tedesca, elemento che lo stesso Alemanno aveva anticipato alla vigilia del Forum parlando della necessità di costruire un «ponte tra il sovranismo tedesco e quello italiano.

Gli organizzatori hanno riferito di avere invitato Fratelli d’Italia al Forum, senza però ricevere una risposta né una delegazione del partito. Il confronto con il governo Meloni è così rimasto uno dei temi centrali della tre giorni.

Alemanno ha rivendicato una linea autonoma rispetto all’attuale maggioranza e ha chiesto le dimissioni della premier, accusando il governo di essersi allontanato dai programmi elettorali e criticando il rapporto con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

L’ex sindaco di Roma ha poi fissato un obiettivo di lungo periodo per il nuovo progetto politico: «Avremo Roberto Vannacci presidente del Consiglio entro dieci anni», ha dichiarato dal palco, legando questa prospettiva alla capacità della nuova destra di mantenere insieme temi identitari e sociali.

A chiudere la tre giorni è stato Roberto Vannacci. Nel suo intervento il leader di Futuro Nazionale ha ribadito la centralità della famiglia e ha difeso la sua idea di «patriarcato mediterraneo», definendolo non come oppressione ma come un modello fondato, nelle sue parole, su «dovere, fedeltà, sacrificio».

Il messaggio politico conclusivo è stato netto: «Non voglio amministrare il declino della nostra società, non voglio amministrare la distruzione dell’Europa. Noi vogliamo governare e vogliamo farlo bene».

Quanto alle alleanze, Vannacci ha lasciato aperta la porta a eventuali intese, ma ha escluso che Futuro Nazionale debba modificare la propria linea per entrare nella coalizione di centrodestra. «Le eventuali intese si fanno a ridosso delle elezioni», ha spiegato, rivendicando per il proprio partito un ruolo autonomo.

A Orvieto, dunque, è stata però resa visibile la saldatura politica tra Vannacci e Alemanno e definita con maggiore chiarezza la collocazione del nuovo soggetto alla destra del centrodestra di governo. L’endorsement arrivato da AfD aggiunge una dimensione europea a un progetto che punta ora a trasformare la propria struttura organizzativa e il consenso raccolto attorno alla leadership di Vannacci in una presenza elettorale autonoma.


Una risposta a “Sfida a Meloni da destra: a Orvieto l’asse Vannacci-Alemanno, con l’endorsement di AfD”

  1. Avatar Maria Antonietta Ardone
    Maria Antonietta Ardone

    Vannacci vale, speriamo sia la volta buona!!!

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