(pubblicato su Opinioni Nuove Notizie)

Ritengo che sia giunto il momento di aprire un dibattito sui risultati del governo Prodi.
I cittadini italiani, col passare delle settimane e dei mesi hanno visto accrescere la loro delusione verso l’operato del governo e diminuire la fiducia non solo nei suoi confronti del governo, ma anche verso le stesse istituzioni.

Sostenuto da una maggioranza eterogenea e rissosa, privo del consenso del paese reale, ha reintrodotto la lotta di classe, istigando all’odio ed al rancore la categoria dei lavoratori autonomi e quella dei dipendenti.

Ha aumentato oltre ogni misura la spesa pubblica, rastrellando il denaro sempre tra i soliti contribuenti titolari di partita Iva e tra i proprietari di immobili.

Ha rafforzato il potere delle banche, delle assicurazioni e di vari gruppi economici, già forti, che sono diventati ancora più forti e potenti, indebolendo e riducendo le difese dei singoli cittadini, vittime di una odiosa burocrazia che può trovare un uguale soltanto nei regimi vetero comunisti sconfitti dalla storia più recente.

Il governo Prodi ha il demerito di non aver compreso che l’unico modo per fermare l’inflazione e la recessione era quello di intervenire sulla spesa pubblica, che occorreva ripensare ad un sistema di controlli sugli atti degli enti locali, attraverso la reintroduzione di controlli preventivi e successivi sui risultati, da affidare ad organismi terzi ed imparziali, come del resto avviene in tutta Europa.

Il governo Prodi non ha pensato di riformare l’ordinamento giudiziario che ha una peculiarità tutta italiana sotto il profilo dell’investitura e del controllo completamente scollegati dalla sovranità popolare, nonchè, della terzietà, della separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti.

Non ha pensato ad una lungimirante politica energetica (nucleare pulito e diffusione dei rigassificatori per acquistare gas a prezzi concorrenziali).

E’ andato avanti legiferando attraverso decreti legge o decreti legislativi e chiedendo ripetutamente il voto di fiducia, con ciò condizionando le libere scelte dei parlamentari che, posti di fronte all’alternativa se andare a casa senza aver maturato il periodo minimo per ottenere la pensione, o concedere la fiducia, hanno sempre optato per la seconda soluzione.

Non ha affrontato una organica e moderna riforma delle pensioni, del sistema processuale civile, ormai inattuale, appesantito come è, da inutili incombenze e di quello processuale penale colmo di contraddizioni ed incapace di rispondere alla domanda di giustizia.

In definitiva il governo Prodi si è limitato a tirare avanti senza operare incisivamente e positivamente sulle cose che interessano quotidianamente gli Italiani e quando ha fatto qualche riforma, come le sue finte liberalizzazioni, ha manifestato tutti i suoi limiti.

L’esperienza negativa del governo Prodi dovrà costituire per il successivo governo un punto di partenza ed uno stimolo a far bene ed anzi meglio.

E’ sufficiente uscire fuori dai palazzi del potere per prendere contezza della realtà effettiva, percepire la grande sofferenza del paese reale da quando, con l’introduzione dell’euro, il potere di acquisto delle famiglie italiane è stato dimezzato e successivamente ulteriormente ridotto a causa di una inflazione artatamente contenuta, che nella realtà è invece elevatissima.

Soltanto riprendendo il contatto con il paese reale si potrà capire quali sono le priorità ormai improcrastinabili che impongono l’urgente attuazione di una serie di riforme e l’adozione di decisioni autorevoli.

La nuova classe politica cui spetta tra l’altro il difficile compito della pacificazione tra i cittadini, del risanamento dei conti e della ricostruzione della nostra economia non potrà rimanere inerte, ma dovrà incidere positivamente sul cambiamento della società che si attende soluzioni tempestive ed idonee alle svariate problematiche che attanagliano il vivere quotidiano di ognuno di noi.

Si impone quindi una scelta di coraggio cui nessuna forza politica dovrà e potrà sottrarsi nell’interesse superiore della Nazione e del Popolo italiano.