
Scriveva Gianni Alemanno il 3 agosto scorso dal carcere di Rebibbia il DIARIO DI CELLA 17 intitolato: FABIO FALBO, LO SCRIVANO DI REBIBBIA: IL MIO “COMPAGNO DI RESISTENZA”, SIMBOLO DELL’INGIUSTIZIA.
“Fabio – raccontava Gianni Alemanno – nella dedica di un suo libro che mi ha regalato, mi ha definito “compagno di pensiero e di resistenza”, usando parole – “compagno” e “resistenza” – che per me sono decisamente nuove. Ma nella dedica si legge “anche chi è innocente può curare una ferita che non ha causato, e trasformare il dolore in consapevolezza”. È la nostra condizione comune, quello che ha fatto di noi, con tante altre persone detenute al G8, una comunità di lotta.
Sulla reale innocenza di Gianni Alemanno esistono molte argomentazioni e prove, come le intercettazioni telefoniche, che non hanno fatto ingresso nel processo, da cui si potrebbe ritenere che, come talvolta avviene, nel suo caso si sia in presenza di in un errore giudiziario.
Da ultimo sono state pubblicate le dichiarazioni di Salvatore Buzzi, protagonista dell’inchiesta “Mondo di mezzo” il quale, scrivendo dal carcere di Orvieto, dove attualmente si trova recluso precisa a proposito di Alemanno: “Non favorì alcun pagamento. Durante il processo negai risolutamente di aver dato soldi ad Alemanno in cambio di favori o facilitazioni, meno che mai in nero…”
“Nel novembre 2012 la mia cooperativa vantava un credito verso Eur spa di 6 milioni di euro per lavori di manutenzione del verde effettuati, credito scaduto da oltre 12 mesi e che doveva da tempo essere pagato. Nel 2012 al governo c’è Mario Monti, lo spread era a livelli altissimi, le banche avevano chiuso i rubinetti del credito e io mi affannavo per farmi pagare i crediti, specie a novembre quando tutti gli imprenditori sanno bene che il mese seguente dovranno fare fronte al pagamento di stipendi e tredicesime con la duplice imposizione Irpef e Inps. L’amministratore delegato di Eur spa era a quel tempo Riccardo Mancini, uomo di fiducia del sindaco Alemanno, con il quale avevo buoni rapporti. Mancini, da me sollecitato, mi aveva promesso che per dicembre avrebbe liquidato 2 milioni di euro, un terzo del credito vantato. Per ottenere un pagamento migliore, almeno la metà dell’importo, chiesi un appuntamento ad Alemanno che incontrai a fine novembre nel suo ufficio, alla presenza di almeno altre 4-5 persone: fu un incontro molto frettoloso e Alemanno mi assicurò il suo interessamento. La brevità dell’incontro e come si svolse è documentato nelle tante intercettazioni dove io raccontavo ai miei collaboratori l’incontro. Secondo la tesi dell’accusa, io in questo contesto, in un incontro frettoloso con un sindaco con il quale non avevo familiarità e davanti a molti testimoni, avrei dato una busta contenente 10mila euro in contanti ad Alemanno, come se questo poi fossi il sindaco di un paesino e non di Roma. A dicembre la doccia gelata: Eur spa saldò alla cooperativa solo 400mila euro dei sei milioni dovuti e dei due promessi.”
Come andarono effettivamente le cose? Nella realtà, che spesso è diversa da quella processuale, appare più verosimile una diversa versione dei fatti e cioè che Alemanno abbia chiamato Mancini per chiedergli notizie sui pagamenti dei fornitori. Mancini avrebbe riferito ad Alemanno che pur essendo l’Eur in crisi di liquidità, stava pagando parzialmente i fornitori e nell’immediato si accingeva ad eseguire un pagamento di 2 milioni di euro a favore della cooperativa 29 Giugno.
Alemanno avrebbe detto a Mancini di non pagare subito Buzzi e di procedere invece al pagamento di 10 milioni a Condotte.
Dunque è incontrovertibile che Alemanno non intervenne su Mancini in favore di Buzzi, ma di Condotte.
Gianni Alemanno, come è noto è stato condannato con sentenza definitiva ad un anno e dieci mesi per
“Traffico di influenze illecite”.
Il reato di traffico di influenze illecite, disciplinato dall’articolo 346 bis c.p., è stato modificato di recente dalla Legge Nordio in vigore da domenica 25 agosto 2024.
L’art. 346 bis c.p nella versione vigente fino al 24 agosto 2024, cioè all’epoca in cui Gianni Alemanno era Sindaco di Roma, puniva chiunque, al di fuori dei casi di concorso nei reati di corruzione per l’esercizio della funzione, per atto contrario ai doveri d’ufficio, in atti giudiziari e in quelli contemplati dall’articolo 322 bis c.p, sfruttando o vantando relazioni esistenti o affermate con un pubblico ufficiale, un incaricato di pubblico servizio o uno dei soggetti contemplati dall’articolo 322 bis c.p fa dare o promettere indebitamente a se stesso o ad altri denaro o altre utilità come corrispettivo della propria mediazione illecita verso un pubblico ufficiale, un incaricato di pubblico servizio o uno dei soggetti di cui all’articolo 322 bis c.p.
Il reato si configura anche quando il denaro o altra utilità venga erogato per remunerare il pubblico ufficiale o gli altri soggetti indicati in relazione all’esercizio delle sue funzioni e dei suoi poteri.
La pena prevista in questi casi è della reclusione da un anno a quattro anni e sei mesi.
La stessa pena è prevista nei confronti di chi indebitamente dà o promette denaro o altre utilità.
Nel caso in cui il soggetto che indebitamente fa dare o promettere per sé o altri denaro o altre utilità rivesta la qualifica di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio la pena è aumentata.
Sono previsti aumenti di pena anche nei seguenti casi:
se i fatti sono commessi in relazione all’esercizio di attività giudiziarie;
se i fatti sono commessi per remunerare il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio o uno dei soggetti indicati nell’articolo 322 bis c.p in relazione al compimento di un atto contrario ai doveri d’ufficio oppure in relazione all’omissione o al ritardo di un atto del suo ufficio.
Le pene sono invece diminuite in presenza di fatti di particolare tenuità.
L’art. 346-bis c.p. ha avuto un percorso tortuoso ed infelice. Nel 2012, per effetto di indebite pressioni sovranazionali, fu varata la legge n. 120, meglio conosciuta come legge Severino, che fu modificata nel 2019 sotto la spinta di un maniacale giustizialismo (legge n. 3/2019), meglio nota come “spazza corrotti”, di recente sottoposta alla interpretazione delle Sezioni Unite nel tentativo di salvarla da fondate censure di incostituzionalità.
Il Traffico di influenze illecite è una norma che si adatta ad ogni possibile indiziato, indagato e destinato a divenire imputato, perché si tratta di una fattispecie “evanescente”, “a tipicità impalpabile”; di cui la stessa giurisprudenza di legittimità ha cercato, senza peraltro riuscirci, di “restringere le maglie”.
Infatti la norma contiene un precetto che nella sua modalità esecutiva relativa alla mediazione illecita, “apre uno spaccato assai più delicato e complesso sotto il profilo della tassatività e determinatezza del precetto penale (art. 25, comma 2, Cost.) e della prevedibilità della decisione giudiziale (art. 7 CEDU)”.
Siamo in presenza di “una tipicità normativa invisibile, impalpabile del tipo criminoso di riferimento e non è dato di comprendere quale sia il fatto socialmente dannoso che lo Stato intende reprimere.
Tuttavia il traffico di influenze illecite appare essere quel reato immaginario con cui la politica, con l’ausilio del potere a ciò deputato, può liberarsi quando e come vuole di un personaggio politico scomodo, come appariva essere il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, che non aveva l’abitudine ad ubbidire ai diktat sovranazionali e agli interessi neoliberisti globalisti.
Al riguardo è opportuno rammentare che Gianni Alemanno non era un politico allineato, ma ha sempre svolto le sue funzioni istituzionali e politiche avendo come fine l’interesse dei cittadini e della Nazione.
Pochi sanno che Gianni Alemanno alla fine degli anni ottanta aveva una doppia tessera, quella del partito radicale e quella del Msi.
Gianni Alemanno e Marco Pannella erano infatti accomunati dalle battaglie civili e di libertà contro gli atteggiamenti di carattere repressivo”.
Poi successivamente la tessera al Partito Radicale non venne più rinnovata ma per le battaglie contro la pena di morte ed i diritti umani rinnovò e conservò la tessera d’iscrizione all’associazione Nessuno tocchi Caino”.
Ed ancora non si deve dimenticare che quando nel 2003 Gianni Alemanno era ministro dell’Agricoltura aveva deciso di varare un decreto legge contro le piante geneticamente modificate per vietare le sementi transgeniche in Italia.
Nell’ambasciata americana scattò il massimo allarme in quanto la diffusione delle sementi biotech era uno dei cardini della strategia economica americana.
La pressione di Washington divenne continua, persino sul Vaticano, per ottenere l’appoggio della Santa Sede alla diffusione dei campi ogm nel mondo, presentati come un’arma per combattere la fame, ma in concreto anche una delle entrate per le industrie degli USA.
Per gli americani dunque il problema in Italia era costituito dal ministro delle politiche agricole e forestali Gianni Alemanno, nemico del Frankenstein food statunitense.
Quando poi viene annunciata la legge anti-ogm, gli americani si rivolsero direttamente a Gianni Letta (incontro riportato in un rapporto dell’13 novembre 2003).
Il sottosegretario Letta rassicurò l’ambasciatore Michael Sembler, preoccupatissimo: “Il decreto legge non è nell’agenda del Consiglio dei ministri per quella settimana. Non è imminente“. Ma Sembler non fu soddisfatto, non si fidò, sicchè, davanti a lui Letta alzò il telefono e chiamò Berlusconi, inserendo il vivavoce e così tutto venne risolto.
Infatti, dopo aver espresso il suo continuo appoggio agli sforzi del presidente Bush di diffondere la democrazia, Berlusconi promise che lui non avrebbe permesso al decreto Alemanno di passare al Consiglio dei ministri nella forma in cui gli era stato descritto.
Nel chiudere la discussione, Letta anticipò che il governo avrebbe trovato dei “meccanismi tecnici o procedurali” per far deragliare la bozza di Alemanno.
Ma si sa, i nostri alleati “Alleati a stelle a strisce” non dimenticano, non perdonano e puniscono anche a distanza di tempo… e fu così che a fine dicembre 2014 ebbe inizio l’inchiesta su “Mafia Capitale” con il tritacarne giudiziario e mediatico che ne seguì, insieme ai lunghi e laboriosi processi al termine dei quali Gianni Alemanno fu riconosciuto innocente, ad eccezione del vituperato reato di traffico di influenze illecite.
Personalmente, come lui, dal profondo del mio cuore, percepisco che Gianni Alemanno è innocente e che non ha commesso il reato per il quale è stato condannato alla pena di un anno e dieci mesi di reclusione che sta scontando nel carcere di Rebibbia.
Mi chiedo soltanto se innocenti lo siano anche quanti hanno partecipato nei variegati e rispettivi ruoli al tritacarne mediatico-giudiziario.

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