(pubblicato sul “il Corsivo” n.12 del 25 marzo 1998)
Signor direttore, la lettera a Lei inviata dal sig. Alberto Anelli mi induce ad alcune riflessioni.
Al di là delle sterili ed inutili polemiche sulle presunte “precarie ricostruzioni storiche”, devo rilevare che secondo l’opinione dominante, ampiamente condivisa sia dai giuristi, che dagli storici, la Costituzione del 1948 fu il frutto di un compromesso tra due forze politiche: quella cattolica-democratica e quella di ispirazione marxista.
A distanza di oltre 50 anni la situazione non è mutata, dal momento che le tante agognate riforme costituzionali di cui si sta occupando il Parlamento sono sempre il frutto di compromessi e veti reciproci tra l’attuale maggioranza e l’opposizione.
Devo peraltro constatare che molti degli eminenti personaggi citati dal lettore, i quali fecero parte dell’Assemblea Costituente, come Orlando, Nitti e Croce, rimasero fondamentalmente estranei alle decisioni costituenti e spesso si ritrovarono su posizioni critiche nei confronti delle scelte dell’Assemblea.
Personalmente ritengo che una classe politica, la quale continuamente si autodefinisce liberale, non debba avere paura di adottare una normativa costituzionale flessibile onde permettere un più immediato adeguamento delle norme fondamentali alle mutevoli realtà sociali.
In relazione alla elezione diretta dei Pm, occorre precisare che l’esigenza nasce dalla semplice constatazione che essi hanno ormai assunto in indiscusso ruolo politico e pertanto, proprio per effetto di tale nuovo ruolo, mi pare giusto che debbano essere chiamati a rispondere direttamente agli elettori e non rimanere, come lo sono sostanzialmente ora, irresponsabili.
L’Italia è forse l’unico Stato al mondo in cui il pubblico ministero beneficia delle stesse prerogative e garanzie del giudice, è intercambiabile con quest’ultimo, nel corso della sua lunga carriera, ed adotta atti spesso totalmente discrezionali, sottratti a qualunque controllo.
L’elezione diretta dei Pm, abbinata alla separazione delle funzioni tra magistrato giudicante e requirente, rafforzerebbe certamente entrambi i ruoli, garantirebbe la terzietà del giudice rispetto alla pubblica accusa ed alla difesa e nel contempo l’interesse dei cittadini ad una giustizia dal volto umano, più visibile e più vicina alle esigenze della gente comune.
Negli Stati Uniti, dove quella del Pm è una carica elettiva, esistono due corpi separati: quello dei giudici e quello dei pubblici ministeri che provengono dal mondo dell’avvocatura, cui poi fanno ritorno al termine del loro mandato.
Infine, in relazione alle primarie, richiamo l’attenzione del lettore sulla circostanza che, come già avviene negli Stati Uniti ed in Germania, dove da lungo tempo tale soluzione è stata adottata con esito positivo, la scelta dei candidati è rimessa ai cittadini aventi diritto al voto.
Pertanto, tale riforma può essere fatta con legge ordinaria.
