
Il referendum confermativo del 4 dicembre deve ricevere una valanga di NO.
Senza entrare nel merito delle modifiche alquanto pasticciate apportate alla nostra Costituzione dalla revisione costituzionale Renzi- Boschi, in via preliminare si deve osservare che la nostra Carta fondamentale non può essere modificata da un parlamento di “eletti” o meglio di soggetti “nominati” da un partito, il Pd, in forza di una legge elettorale (il Porcellum) dichiarata incostituzionale (cfr. sentenza n.1/14 della Corte Costituzionale).
Ogni revisione costituzionale approvata da una maggioranza governativa che non sia il risultato condiviso tra tutte le forze presenti in parlamento a seguito di un dibattito pluralista sarebbe già illegittima.
L’attuale revisione costituzionale investe poi l’intera seconda parte della Costituzione: ben 47 articoli su un totale di 139, con conseguente sconvolgimento dell’assetto democratico della Repubblica.
Non è quindi, propriamente, una “revisione”, ma una Costituzione diversa da quella del 1948.
La nostra Costituzione non consente l’approvazione di una nuova Costituzione, neppure da parte di un’assemblea costituente che pur decidesse a larghissima maggioranza.
Il solo potere ammesso dall’articolo 138 della nostra Costituzione è un potere di revisione, che non è un potere costituente ma un potere costituito.
Da ciò discende il primo profilo di illegittimità: l’indebita trasformazione del potere di revisione costituzionale previsto dall’articolo 138 in un potere costituente che non è previsto dalla nostra Costituzione e perciò anticostituzionale ed eversivo.
Sotto un altro profilo la revisione Renzi-Boschi appare ugualmente un atto eversivo e non consentito dalla Costituzione.
Infatti, l’art. 139 Cost. stabilisce che “la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”.
Tale limite deve essere però inteso non solo in senso letterale, come divieto di restaurazione della forma istituzionale di stato monarchica, ma estensivamente, dal momento che coinvolge gran parte dei principi costituzionali che, essendo parte integrante di una repubblica parlamentare, devono necessariamente essere ritenuti, a loro volta, non modificabili.
Tra questi principi che non possono essere oggetto di revisione costituzionale vi sono quelli enunciati nel primo articolo della nostra Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” e tutti gli altri successivi.
Conseguentemente sono parte integrante della forma repubblicana: il principio democratico (art.1); la garanzia di tutela dei diritti politici, civili e sociali (art.2); l’ispirazione sociale ed egualitaria della Repubblica che ha il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” (art.3); il fondamento lavorista (art.1 e 4); l’unità e l’indivisibilità della Repubblica (art.5).
Dunque se vogliamo scongiurare una possibile deriva autoritaria del governo e se vogliamo conservare integre tutte le garanzie contenute nella nostra Costituzione, abbiamo il dovere di votare e far votare contro la revisione voluta da Renzi al solo fine di consolidare il suo potere e velocizzare la cessione della residua sovranità agli organi europei.
141 VIDEOCONFERENZA “NO ALLA REVISIONE COSTITUZIONALE, PER RICOSTRUIRE LA DEMOCRAZIA” Dott. Paolo Ferraro e Avv. Alfredo Lonoce
Radio LDR Informazione e Consapevolezza 02/11/2016 – Referendum…Colonia o Nazione
Dott. Paolo Ferraro e Avv. Alfredo Lonoce – Conduce Vittorio Boschelli
