
(pubblicato su “IL CORSIVO” n.36 del 20 settembre 2008 pag.40-41)
Il fenomeno della prostituzione necessita di un intervento legislativo adeguato all’evoluzione dei tempi.
In Italia operano oltre 70 mila prostitute, di cui la metà straniere, che lavorano prevalentemente in strada, cui vanno aggiunte le prostitute che offrono le loro prestazioni su internet.
I lucrosi profitti rivenienti dalla prostituzione, che superano i 20 milioni di euro all’anno, sfuggono ad ogni controllo e finiscono nelle mani di organizzazioni criminali che li utilizzano in traffici illeciti (droga, tratta di persone, armi ecc.).
Risale al 1958 la cd. legge Merlin, che ha abolito le case di tolleranza ed abrogato ogni norma che regolamentava la prostituzione, limitandosi a prevedere nello specifico i reati di induzione, reclutamento, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione altrui, sanzionati con la reclusione da 2 a 6 anni e forti multe.
La pena è raddoppiata nel minimo se il reato è commesso in danno di persona minore degli anni 18. Col passare del tempo la legge non è stata modificata, ma ne è stata data una interpretazione estensiva giungendo a perseguire i clienti delle prostitute a titolo di favoreggiamento.
La legge Merlin non considera reato la prostituzione, ma solo tutte quelle condotte ad essa connesse provenienti da terzi che possano favorire il meretricio ed il conseguente profitto.
Se la condotta della prostituta non costituisce reato non si può estendere al cliente le pene previste per il favoreggiamento in quanto la legge sanziona esclusivamente i comportamenti di soggetti terzi ed estranei rispetto ai protagonisti dell’incontro sessuale.
Il cliente, in quanto tale, non può mai essere considerato un favoreggiatore.
Per combattere la prostituzione nelle strade si è anche tentato di perseguire i clienti per il reato di atti osceni in luogo pubblico, con la confisca dell’auto, considerata corpo del reato, o si è contestata la contravvenzione di intralcio al traffico con invio al domicilio del verbale corredato di fotografia.
Si tratta di inaccettabili forzature che non hanno debellato il fenomeno della prostituzione. In altri stati europei la prostituzione è consentita, regolamentata e sottoposta a rigorosi controlli medici; addirittura in Germania ed Olanda non solo ne è consentito l’esercizio, ma le prostitute pagano anche e tasse.
Cosa fare in Italia?
Certamente la soluzione non è quella di riaprire le case chiuse ma quella di porre fine ad un fenomeno ostentato nelle strade -fatto che desta allarme sociale e preoccupazione nella pubblica opinione- combattendo la prostituzione coatta in cui sono coinvolte donne, anche minorenni, ridotte in schiavitù, sottoposte a minacce ed alle ferree leggi del crimine organizzato. Poiché non è possibile proibire la prostituzione, né perseguire i clienti, la soluzione è quella di regolamentarla, togliendola dalle strade e liberando le donne da schiavitù e sfruttamento.
Un primo aiuto può venire già dalla semplice applicazione delle leggi esistenti, come quella contenente norme contro la tratta.
La riforma della legge che tutti attendono potrebbe essere nella direzione di una piena garanzia dei diritti delle persone che, maggiorenni, per libera scelta hanno deciso di esercitare quel tipo di lavoro, per il quale si dovrebbe prevedere una regolamentazione fiscale e previdenziale.
Lo Stato dovrebbe prestare assistenza alle prostitute, senza criminalizzarle, disporre un assiduo controllo sanitario e consentire l’attività in abitazioni private oppure in strutture all’uopo organizzate.
Non compete allo Stato occuparsi di aspetti morali, come avviene se si considerano reati comportamenti sessuali ritenuti disdicevoli, in quanto così facendo si opererebbe una scelta ideologica che inevitabilmente condurrebbe a soluzioni repressive ed intrusive nella sfera privata.
Sarebbe utile fino alla approvazione di una nuova legge organica intervenire sulla normativa in materia di favoreggiamento che se eccessivamente dilatata, punirebbe oltre ai clienti anche coloro che esercitano la prostituzione in un appartamento dividendosi le relative spese o si prestano vicendevolmente assistenza.
La abrogazione del reato di favoreggiamento reciproco fra soggetti dediti alla prostituzione faciliterebbe l’esercizio di tale attività in luoghi privati, riducendone la presenza nelle strade, con le proteste e richieste di interventi repressivi che ne derivano.
