Il cittadino si fa piccolo

(pubblicato sul “CORSIVO” n.44 del  19 Novembre 1997)

L’INTEGRAZIONE  POLITICA EUROPEA E LA GLOBALIZZAZIONE DEI MERCATI PONGONO INTERROGATIVI INQUIETANTI SUL FUTURO DELLA STESSA DEMOCRAZIA  PARLAMENTARE

Alle soglie del 2000, la nostra società si vede esposta ad una delle più gravi crisi politiche, economiche e sociali mai vissute.

Secondo la tesi dominante, la società moderna è entrata nella fase post industriale e si avvia verso la globalizzazione dei mercati, dove uomini, governi e quindi gli stessi stati saranno guidati dalle Banche Centrali, dai managers e dagli economisti, con l’ausilio di calcolatori, di computers e dei nuovi mezzi di comunicazione.

Tale visione del futuro, nonostante il fascino delle innovazioni tecnologiche, ci lascia fortemente perplessi e preoccupati, poiché la realtà non è così rosea come ci vogliono far credere.

Il rischio cui siamo in concreto esposti è quello di una riduzione dei poteri dei singoli stati, di un minore controllo degli organi nazionali sull’operato dei managers, di un minore coinvolgimento dei singoli cittadini nelle decisioni e, in definitiva, un concreto pericolo di una inevitabile diminuzione di democrazia.

Infatti, si riduce sempre più il potere decisionale dei parlamenti nazionali, condizionati come sono da regole economiche e dati statistici ad opera di strutture il cui potere non discende dal consenso ricevuto dai cittadini attraverso una elezione diretta.

C’è un fondato pericolo di essere privati, in nome del principio della globalizzazione dell’economia, di tutti quei valori di libertà, di certezza del diritto, di uguaglianza, che hanno da sempre costituito un patrimonio inalienabile dell’individuo e del cittadino, del quale fino ad oggi ogni stato democratico si è reso garante.

Nel nostro paese, ad esempio, per consentire la convergenza verso un’unica statualità, cioè, la Comunità Europea, si sta tentando di spezzare la struttura giuridica originaria.

L’Ordinamento italiano era infatti fondato su una vera e propria sacralità della Carta Costituzionale.

Tale principio è stato superato, dal momento che la Corte Costituzionale non ha più il potere di verifica della conformità, con riferimento alla nostra Costituzione, delle leggi europee approvate dalla Commissione o dal Consiglio dei Ministri degli stati membri, entrambi organi non eletti a suffragio universale.

Ciò significa che il giudice ordinario è tenuto alla loro applicazione anche in caso di contrasto con le norme nazionali, con il risultato di trasformare l’Unione Europea da strumento di crescita della democrazia in strumento di subdola oppressione.

E’ opportuno pertanto riflettere con attenzione su quale sarà la società che la classe politica ci sta preparando: una società che prevede una scarsa partecipazione del cittadino a tutte le scelte più importanti ed al contrario conserva ed accresce i poteri, già troppo forti, di qualche organo in danno di altri.

Sarebbe utile a questo punto, per ognuno di noi, riflettere attentamente e criticamente sui pericoli di tale evoluzione, per valutare se non sia il momento di far sentire, nel rispetto delle regole democratiche, la nostra voce di dissenso.