Si è svolta oggi 24 gennaio a Roma l’Assemblea generale della Corte Suprema di Cassazione con l’intervento del Presidente della Repubblica e delle Alte Cariche dello Stato nel corso della quale ha avuto luogo l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2025.

Il primo presidente della Suprema Corte Margherita Cassano nella sua prolusione ha sottolineato tra l’altro come la magistratura sia impegnata a realizzare “i più alti valori espressi dalla Costituzione in uno sforzo che necessita di essere accompagnato da un contesto improntato al rispetto reciproco fra le varie Istituzioni dello Stato”. Si tratta – ha proseguito – di “un vero e proprio patto per lo Stato di diritto in grado di alimentare la fiducia dei cittadini nei confronti di tutti gli organi cui la Carta fondamentale assegna l’esercizio di funzioni sovrane”.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio nel suo intervento ha affermato che “la riforma costituzionale in fieri è un dovere assunto verso gli elettori e che la riforma si presenta nuova, ma per quanto riguarda l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, con una chiarezza cartesiana di rocciosa solidità. Ogni fantasia speculativa su variazioni futuribili è un’arbitraria interpretazione divinatoria. I contenuti della riforma sono ben noti ma ribadisco ancora una volta: il postulato assoluto dell’indipendenza del pm rispetto al potere esecutivo. Il ruolo del giudice uscirà difeso e rafforzato, senza indebolire l’accusa e infine che le parti sono in condizioni di parità davanti al giudice terzo e imparziale”.

In realtà la locazione del giudice nella dimensione legittimante della sua terzietà ne rafforzerebbe la figura, riconquistando quella centralità che gli è dovuta, mentre nell’attuale sistema esiste una eccessiva esposizione mediatica e politica del pubblico ministero, ritenuto nell’immaginario collettivo l’unico autentico protagonista del processo penale.

Accanto alla giusta preoccupazione di rafforzare sempre ogni forma di garanzia fin dalle prime indagini che precedono l’avvio di un procedimento giudiziario si è radicato un forte giustizialismo, nato all’inizio degli anni 90 sotto l’insegna di “mani pulite”, sfociato poi in un “populismo penale” che ormai domina il proscenio.

Garantismo e Giustizialismo per quanto non conciliabili sono tuttavia due parti del processo penale (cognizione e condanna) che non possono non essere legate da una medesima finalità di tutela, quella della dignità della persona, che è un bene irrinunciabile per tutti, senza alcuna distinzione di sorta.

Dunque una riforma che preveda la separazione delle carriere, la garanzia del contraddittorio, la difesa del diritto di impugnazione non potrebbe che migliorare il servizio giustizia, rendere più umana e vicina ai cittadini la funzione giurisdizionale e più visibile per tutti la terzietà del Giudicante che a tutti gli effetti sarebbe e non solo apparirebbe terzo ed imparziale nel processo.

In tale contesto si inseriscono gli interventi dell’Avv. Fabio Pinelli vicepresidente del Csm e dell’Avv. Francesco Greco presidente del Cnf di cui il quotidiano “Il Dubbio” ha riportato le sintesi.

Lo sforzo per il miglioramento della macchina della Giustizia deve essere unitario ed ha necessità in ugual modo di tutti, sia degli operatori (magistrati giudicanti, pubblici ministeri, avvocati e personale dipendente dal ministero della giustizia) che del legislatore per far sì che si materializzi quello che per Piero Calamandrei era soltanto un sogno nella sua concezione ideale della Giustizia, racchiuso in questa sua espressione:   “se la giustizia deve funzionare con attenzione per le condizioni umane, la logica interpretativa delle regole giuridiche deve essere adoperata in modo che la bilancia che la giustizia simboleggia penda dalla parte della rosa“.

 

 

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