
Nella società post-industriale e post-moderna in cui viviamo rientra nel progetto mondialista-neoliberista favorire lo svuotamento dell’Africa da giovani energie da utilizzare nel continente europeo quale strumento indispensabile ai programmi economici capitalisti di un mondo “neoliberista e globalizzato”.
Le cd. risorse di cui tanto si parla sono i lavoratori stranieri, i rifugiati, i migranti economici e climatici e tutti coloro il cui lavoro è necessario per conservare i privilegi a quanti detengono il potere nei paesi in cui c’è un apparente benessere diffuso, in verità ormai per pochi, quelli che fanno parte dell’élite dominante.
Il fenomeno della migrazione a cui assistiamo da oltre trent’anni negli Stati europei può essere considerato quale un nuovo colonialismo.
Detto fenomeno potrebbe spiegarsi nella determinazione di una parte di immigrati e rifugiati di spostarsi in Europa per reclamare a gran voce tutto quello che è stato loro sottratto nei secoli passati ad opera degli Stati colonialisti, ma nel loro disperato e rischioso viaggio si può intravedere un’ennesima trappola coloniale in danno dell’Africa, consistente nel suo indebolimento per l’allontanamento delle forze giovani che sarebbero invece più utili per la crescita di quell’immenso e ricco territorio.
Il colonialismo può essere paragonato ad una bestia con molte teste velenose che si rigenerano continuamente.
Infatti non appena si pensa che gli sia stata tagliata la testa, rigenera un altro tipo di testa che non può essere distrutta con le stesse armi che hanno distrutto la vecchia testa.
È una bestia che incessantemente si ridefinisce per servire da supporto ai fini del progetto neoliberista-mondialista, in un mondo globalizzato, che rappresenta la nuova e più feroce forma del capitalismo contemporaneo.
Invece del vecchio colonialismo che in un recente passato è stato lo strumento dell’imperialismo, nel mondo contemporaneo globalizzato e neoliberista è nato un neocolonialismo, in cui ogni stato che vi è soggetto, è indipendente soltanto apparentemente, ma in concreto il suo sistema politico ed economico è pilotato da gruppi di poteri esterni.
Sostanzialmente l’attuale esodo verso l’Europa di consistenti gruppi di persone appartenenti a diverse etnie africane, attraverso spietate organizzazioni criminali ed i mezzi più inumani, è legato in un certo senso alle violenze coloniali di un recente passato.
Fino a poco tempo addietro, al termine del secondo conflitto mondiale, venute meno tutte le colonie, si è spesso verificato che gli Stati europei ex colonialisti hanno favorito l’insediamento di governi fantocci da loro controllati, o hanno provocato guerre e colpi di stato per tornare ad avere il controllo sulle preziose risorse e ricchezze del sottosuolo africano.
In altri casi, come ha fatto la Francia, è stata stampata la moneta locale denominata “Franco FCA” (Franco della Comunità Francese dell’Africa) moneta priva di corso legale con cui l’ex colonialista continua a pagare quanto prelevato dal territorio e dal sottosuolo africano.
Ed ancora molti paesi occidentali utilizzano il continente africano per smaltirvi i loro rifiuti tossici, o vendere armi a qualche dittatore per provocare guerre fratricide.
Poi, dopo che nel 2011 gli occidentali hanno voluto l’uccisione di Gheddafi in Libia, abbiamo assistito ad un incredibile spostamento di persone da tutta l’Africa, oltre che dal Medio Oriente per venire in Europa come rifugiati.
Si auspica che i popoli africani sopravvivano a questo nuovo, diverso, ma subdolo attacco, senza precedenti, nei loro confronti ad opera dei nuovi capitalisti mondialisti globalizzati e possano, se rimarranno nel loro ricchissimo continente, unirsi per creare un’alleanza e/o confederazione di Stati, affinchè, nonostante le terribili condizioni di schiavitù, cui sono stati sottoposti nei secoli passati durante il colonialismo ed il neo colonialismo, riacquistino completamente la loro libertà ed autonomia e con queste il loro diritto ad uno sviluppo dell’economia ed al raggiungimento del benessere di cui sono stati fino ad oggi privati.
Un esempio di come si possa offrire l’aiuto dovuto e non l’elemosina ai popoli africani ce lo ha dato uno dei più grandi italiani, Enrico Mattei, nominato nel dopoguerra commissario liquidatore dell’Agip e successivamente fondatore dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) di cui divenne il presidente fino al suo assassinio, avvento il 27/10/1962.
Mattei con il suo non comune ingegno, il suo grande coraggio, le sue ineguagliabili capacità e la sua instancabile determinazione, allorchè operò quale presidente dell’Eni, ebbe una felice intuizione, che attuò senza remore e con leale determinazione, che può sintetizzarsi in questo suo pensiero: “Abbiamo iniziato una nuova formula. Paghiamo i diritti che pagano gli altri e in più coinvolgiamo il Paese produttore al 50% nella produzione e nello sviluppo delle proprie risorse”.
L’idea di Enrico Mattei rimane uno dei pochi progetti di sviluppo per il continente africano basati su concreti e fattivi programmi di collaborazione tecnico-economica come alternativa allo sfruttamento coloniale o alla vendita di armi.
La “formula Mattei” può essere riassunta in “collaborazione invece di sfruttamento”; una politica lontana da ogni tentazione neocolonialista, che agiva sul modello “Africa per l’Africa”, sempre estratto dai suoi pensieri tradotti in azione, come era suo costume, è significativo questo convincimento di Enrico Mattei, cui in concreto dette attuazione: “Vogliamo sviluppare le risorse dell’Africa perché il continente possa crescere. Abbiamo investito fin dall’inizio sul capitale domestico per promuovere lo sviluppo locale. La chiave di tutto è l’accesso all’energia per portare sviluppo e stabilità, permettendo all’Africa di sfruttare il suo potenziale per la crescita”.
L’Europa farebbe bene a seguire la formula Mattei e ad applicare il modello “Africa per Africa” perché è una iniziativa cui è tenuta verso i popoli africani e se, riconoscendo tutte le atrocità, le devastazioni e le ingiustizie compiute in passato, nonché, gli errori ed i danni provocati dall’applicazione dei sistemi economici capitalisti-neoliberisti, favorirà e guiderà una ordinata e graduale crescita di tutte le economie del territorio africano, coinvolgendo i suoi popoli nelle iniziative che saranno necessarie, potrà finalmente riscattarsi dalle malvagità commesse ai danni di quei popoli cui va riconosciuta piena e pari dignità ed uguaglianza.
