L’inchiesta “Angeli e Demoni” per i fatti di Bibbiano, comune di 10mila abitanti in provincia di Reggio Emilia, di recente al centro di una vera e propria tempesta giudiziaria e di una conseguente esposizione mediatica, ci inducono ad una necessaria riflessione.

Senza entrare nel merito di questioni che competono esclusivamente alla magistratura e fermo ed impregiudicato il principio della presunzione di non colpevolezza secondo cui un imputato e a maggior ragione un indagato, è innocente fino a prova contraria (art. 27, co. 2, della Costituzione), ritengo che occorra affrontare un problema ben più ampio del caso o dei casi che sono sotto l’attenzione della magistratura inquirente e dei media e si tratta del sistema processuale che disciplina il processo innanzi al Tribunale dei Minorenni.

Quel processo non è più in linea con i nostri principi costituzionali del giusto processo, nonché delle garanzie e della salvaguardia dei diritti di tutti.

Bisogna comprendere, scevri da ogni contrapposta passione politica, che è giunto il momento di por mano ad una radicale riforma del processo innanzi al Tribunale dei Minorenni perché esso in prevalenza è ancora rimasto di tipo inquisitorio, con ampi poteri discrezionali in capo ai magistrati, una quasi totale assenza del contraddittorio ed uno scarso spazio per la difesa!

Occorre un nuovo procedimento che apra le porte alle garanzie individuali ed alla dialettica processuale nel contraddittorio tra tutte le parti processuali, nessuna esclusa.

La giustizia e gli Italiani hanno bisogno di un urgente intervento sul procedimento per i minorenni che potrà essere attuato in modo organico, proficuo ed appropriato soltanto se verrà supportato dalla cultura della giurisdizione che accomuna gli avvocati, i quali quotidianamente frequentano le aule di giustizia ed i magistrati che a loro volta svolgono ogni giorno la funzione giurisdizionale.

Pertanto una riforma così importante, che riguarda i minori e le relative famiglie, non deve essere lasciata alla sola iniziativa della politica attraverso i poteri istituzionali preposti (governo e parlamento) perché ha bisogno di un ampio ragionamento e di un’attenta ed unitaria riflessione che impone la partecipazione dei principali operatori del diritto avvezzi al confronto quotidiano con i reali problemi della giustizia ed accomunati da una uguale cultura giuridica, oltre che dalla frequentazione quotidiana delle aule di giustizia.

Le considerazioni che precedono riguardano il processo penale minorile, ma come noto, accanto a quella penale, la competenza del Tribunale per i minorenni comprende ogni questione relativa alla tutela dei minori anche in ambito civile e amministrativo.

In ambito civile le attribuzioni del Tribunale per i minorenni  non sono meno rilevanti di quanto ineriscono l’adozione di provvedimenti relativi ai figli naturali, come, ad esempio il riconoscimento di figlio naturale, la dichiarazione di paternità, la tutela del minore, l’attribuzione di cognome, l’autorizzazione al matrimonio per i minori tra i 16 e i 18 anni, i provvedimenti in materia di limitazione o privazione della potestà genitoriale e di ordine di allontanamento dalla casa familiare per i genitori la cui condotta sia pregiudizievole per i figli,  i provvedimenti attinenti i procedimenti di adozione nazionale e internazionale e di adozione in casi speciali.

Quindi anche il settore civile del processo minorile necessiterebbe di una profonda riforma che, come è stato già da più parti ipotizzato, potrebbe passare dall’abolizione del Tribunale dei Minori e l’accorpamento delle sue competenze al Tribunale Ordinario, attraverso la creazione di una sezione specializzata della famiglia e dei minori e con l’applicazione del rito processuale civile.

Naturalmente una simile riforma in tanto è auspicabile in quanto l’intento riformatore non rimanga tra le righe di una nuova (l’ennesima) legge, per poi essere svuotato da quella tendenza in atto, scientificamente adottata, di smantellamento tout court della giustizia civile.

Ciò significa immettere, strutture adeguate al servizio, Giudici togati e non onorari, personale amministrativo, strumentazione telematica di supporto e in primis garanzia dell’accesso non proibitivo e non vanificato da costi riservati ai ricchi.