Nella nostra storia unitaria non sono pochi gli interventi legislativi in materia elettorale che hanno modificato la materia elettorale, a volte in direzione migliorativa, ma spesso negativamente, stravolgendo ogni dinamica istituzionale.

Dopo una disamina delle varie leggi elettorali contenute nell’articolo che potete leggere nel sito web:

Si può concludere che in definitiva dal Porcellum in poi si è scesa sempre più giù la china, con la conseguenza che tutte le istituzioni, nessuna esclusa, finiscono con l’essere progressivamente svilite, cominciando proprio dal Parlamento.

Sono poi scomparsi i partiti che si sono trasformati in comitati elettorali e spesso in veri propri comitati d’affari che si sono prepotentemente sostituiti ai cittadini nella scelta di chi deve rappresentarli in Parlamento, con la conseguenza che i vertici delle varie istituzioni sono diventati più deboli, meno autorevoli e completamente diversi da quelli che erano stati nel corso della vituperata prima Repubblica.

I cittadini italiani, alquanto disattenti e distolti da ogni autonomo giudizio e discernimento, ad opera di mass media al servizio del regime, non sono purtroppo consapevoli di quello che è stato compiuto a poco alla volta in loro danno e soprattutto in spregio sia della Costituzione che di ogni regola democratica.

Dopo le nefande conseguenze che sono derivate dal referendum voluto da Segni e dai radicali di Pannella nel 1993, i quali sicuramente in buona fede e con assoluta onestà intellettuale erano convinti che il proporzionale ci paralizzava, mentre invece con un sistema maggioritario sul modello anglosassone tutto sarebbe stato più limpido, più facile e più lineare, si può fare un bilancio di come la situazione politica ed istituzionale si è evoluta o per meglio dire involuta.

Il miraggio del maggioritario, sistema questo mai effettivamente attuato, non ha funzionato, la tesi sbandierata dai fautori di tale sistema, secondo i quali uno avrebbe vinto e l’altro avrebbe perso e gli schieramenti politici si sarebbero divisi o di qua o di là, è stato un completo fallimento.

Non vi è stata mai alcuna alternanza come nelle autentiche democrazie, ma soltanto un continuo consociativismo arricchito dal cambio di casacca da parte di un elevatissimo numero di parlamentari che, eletti in una coalizione di partiti, sono poi passati nell’altra avversa alla propria parte politica. Indubbiamente appare deludente ed aleatorio questo sistema elettorale maggioritario ormai ultraventennale composto da vere e proprie minoranze come lo sono Pd, Lega, 5 Stelle e Forza Italia che pur avendo un consistente peso elettorale, al di fuori di una coalizione, non potranno mai raggiungere da soli una autonoma maggioranza.

La governabilità imposta da chi in Italia ha promosso incautamente il bipolarismo è comunque un falso mito in quanto con una sola coalizione al comando assoluto, peraltro formata a scelta esclusiva del comitato elettorale del partito che attira più voti, si trasforma in una vera e propria dittatura di una maggioranza di destra, di centro, di sinistra o del nulla, superando completamente la chimera di un sistema bipolare.

E’ questa una surrettizia dittatura della maggioranza relativa, che diviene maggioranza governativa soltanto in forza di possibili premi elettorali che di volta in volta si tenta di introdurre, il cui contenuto appare assai poco democratico se solo lo si confronti con la legge “Truffa”.

Nella realtà si tratterà sempre di una maggioranza relativa che, tenendo conto del numero dei partecipanti al voto, delle schede nulle, di quelle bianche e di quelle annullate, sarà soltanto una minoranza che non può rappresentare il Paese e non può, né deve legiferare. In definitiva l’attuale sistema elettorale garantisce solo ed esclusivamente una sola parte della società.

Il sistema maggioritario con un equilibrato bipolarismo funziona soltanto in altri Paesi dove la democrazia è fortemente radicata ed è finalizzata alla tutela degli interessi generali e non particolari di quelli che appartengono ad una casta.

Oggi l’unico vero bipolarismo realizzato in Italia dopo una globalizzazione senza regole, dopo l’adesione all’Ue e all’Euro e dopo la distruzione del ceto medio e produttivo è quello di due categorie o ceti sociali: i ricchi (una minoranza sempre più ricca) ed i poveri (una maggioranza sempre più povera).

Ma questa è un’altra storia che merita un’attenta riflessione e sarà oggetto di una successiva ed approfondita analisi.