C’è scritto nel vigente art.11 della Costituzione italiana: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Detto Articolo 11 venne scritto per consentire l’adesione dell’Italia all’ONU e, successivamente, ai trattati europei. 

Dal punto di vista giuridico e politico, l’organizzazione internazionale definita Unione Europea (UE) non persegue più i fini della pace e della giustizia per i quali è stata accettata la limitazione di sovranità.

E’ infatti sotto gli occhi di tutti che l’UE, partorita già con un alto grado di deficit democratico, se solo si pensi che ha la singolarità di un parlamento eletto che non legifera e di una commissione di nominati che invece detiene un potere normativo significativo, si è trasformata in un ente tecnocratico, che alimenta conflitti e genera ingiustizie sociali ed economiche, con la conseguenza che il fondamento costituzionale della nostra partecipazione viene meno.

E’ evidente quindi che in tale contesto gli atti dell’Unione hanno perso quella “copertura” che permette loro di prevalere sulle leggi italiane e che può essere messa in discussione la legittimità stessa delle limitazioni di sovranità accettate dall’Italia. 

L’Unione Europe si fonda sullo Stato di diritto (Art. 2 TUE) e pertanto nel momento in cui le istituzioni europee agiscono al di fuori dei mandati conferiti dai trattati o violano i diritti fondamentali sanciti nella Carta di Nizza, commettono un illecito. 

Quali potrebbero essere i rimedi per l’Italia e per gli altri Stati membri?

Gli Stati o anche i rispettivi cittadini potrebbero teoricamente ricorrere alla Corte di Giustizia dell’UE per annullare atti illegittimi, ma nella pratica si tratta di un percorso inadeguato, molto complesso e limitato a casi singoli. 

Un controlimite potrebbe essere, in via teorica, lo scudo della Corte Costituzionale che in più pronunce ha ribadito che, sebbene il diritto UE sia prioritario, esso non può mai scalfire i principi supremi della Costituzione (come il ripudio della guerra o la tutela dei diritti inalienabili). 

Se l’UE dovesse imporre una politica che tradisce la pace, come di fatto sta avvenendo attraverso l’invio di armi, di aiuti economici a Stati che non fanno parte dell’Unione e l’applicazione di sanzioni a Stati considerati “nemici”, in occasione del conflitto tra Russia ed Ucraina e di quelli in medio oriente che riguardano Israele, Gaza, Libano, Iran, Nord di Siria e Iraq con implicazioni globali per via delle tensioni nello Stretto di Hormuz, l’Italia avrebbe il dovere costituzionale di tirarsi fuori.

A ciò si aggiungono le insistenti spinte verso l’abolizione del diritto di veto, che ridurrebbe la forza delle nazioni democratiche a favore di un apparato burocratico centrale ed ancora le politiche di austerità o di competitività estrema che minano la protezione sociale garantita dai trattati.

Tuttavia nella situazione in cui ormai ci troviamo ed in presenza di un potere rafforzato e quasi assoluto della Commissione europea i rimedi di cui sopra non sono più sufficienti, ma occorre individuare altre strade percorribili, che potrebbero essere:

1. La rinegoziazione dei Trattati attraverso il Consiglio Europeo.

2. Il recesso in forza dell’art. 50 TUE, come ha giù fatto il Regno Unito con la Brexit e come dovrebbe fare anche l’Italia per salvaguardare la pace ed i suoi interessi.

Infatti l’art. 50 TUE prevede che se uno Stato dell’UE ritiene che l’appartenenza all’Unione sia incompatibile o con i propri principi costituzionali, o con i propri interessi nazionali, può decidere di uscire.

Naturalmente ogni valutazione e decisione se l’attuale l’Unione Europea sia ancora lo strumento necessario ed utile per garantire allo Stato italiano la pace e la sicurezza nazionale è riservata alle sue istituzioni e soprattutto alla volontà del popolo italiano cui, piaccia o non piaccia, appartiene la sovranità che per la nostra Carta è anche irrinunciabile.

https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/file/repository/relazioni/libreria/novita/XVII/Trattato_sull_unione_europea.pdf

https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:2bf140bf-a3f8-4ab2-b506-fd71826e6da6.0017.02/DOC_2&format=PDF

interlex.it/2testi/ue/trattatoue.html

eur-lex.europa.eu/eli/treaty/teu_2016/art_50/oj/ita


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