
(pubblicato sul “CORSIVO” n.15 del 9 Aprile 1997)
Il tema “La XIII disposizionne transitoria e finale della Costituzione – Aspetti Costituzionali ed internazionali” ha animato un convegno svoltosi nelle scorse settimane presso gli uffici del Senato a Roma.
Il convegno è stato aperto dall’intervento del senatore Enrico la Loggia, capogruppo al Senato di Forza Italia, promotore dell’iniziativa, insieme ad altri parlamentari di quasi tutti i gruppi politici rappresentati in Parlamento.
La Loggia ha sottolineato la contraddizione di fondo insita nella XIII disposizione transitoria, la quale, pur essendo stata concepita dal Costituente come una norma transitoria, cioè di passaggio e con un‘efficacia limitata nel tempo, ha finito di fatto con il cristallizzare una situazione di sostanziale e perenne immodificabilità ed ha quindi prospettato ai partecipanti le possibili strade per pervenire al superamento di tale iniqua norma.
Sono seguite due relazioni di rilevante spessore tecnico-giuridico, tenute dal professor Giorgio Lombardi, docente di diritto costituzionale presso l’Università di Torino e del professor Alberto Miele, docente di diritto internazionale presso l’Università di Padova.
Entrambi i relatori hanno messo in rilievo lo stridente contrasto tra la XIII disposizione e tutti i trattati e le convenzioni, europee ed internazionali, tutte finalizzate alla salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali dell’individuo.
Al termine delle relazioni introduttive, si è aperto il dibattito, moderato dal professor Marco Balzarini, ordinario di diritto romano presso l’Università di Teramo, che ha visto l’intervento di giuristi e di parlamentari dei vari orientamenti politici, sia di maggioranza, che di opposizione.
Sono intervenuti tra gli altri il senatore Giuseppe Basini, l’onorevole Porcari-Li Destri e l’onorevole Enzo Trantino di AN, l’onorevole Giaretta del PPI, l’onorevole Toniolli e l’onorevole Del Barone di Forza Italia, l’onorevole Lembo della Lega Nord, il professor Bordonali, docente di diritto costituzionale presso l’Università di Palermo, il professor Mario Pedrazzoli, ordinario di fisica presso l’Università di Pisa, il professor Giulio De Rènoche di Padova, la professoressa Letizia Gori di Padova, l’avvocato Dario De Letteriis di San Severo. E il sottoscritto che si è soffermato particolarmente sulla necessità che debbano essere i politici, nell’attuale clima generale di pacificazione e di superamento degli steccati ideologici, a trovare la soluzione per la eliminazione dal nostro ordinamento di tale norma che costituisce una vera e propria offesa alla coscienza giuridica del nostro Paese, dal momento che si è trasformata in una sanzione perpetua nei confronti di una famiglia, quella dei Savoia, e soprattutto dei suoi discendenti, i quali all’epoca in cui venne inserita nelle disposizioni finali e transitorie della nostra Costituzione, nessuna responsabilità, giuridica o politica, potevano avere.
Nel mio intervento ho inoltre ribadito come il problema della rimozione della iniqua sanzione dell’esilio perpetuo prescinde dalla circostanza che ad esserne vittima sia la famiglia Savoia, ma costituisce un obbligo imprescindibile ed ormai indifferibile per uno Stato autenticamente democratico.
Tutti gli altri intervenuti hanno poi evidenziato il carattere assolutamente non monarchico del convegno ed hanno rimarcato l’assurdità giuridica e la incompatibilità con una moderna concezione dello Stato di diritto della XIII disposizione transitoria.
A tale proposito tutti i parlamentari presenti hanno espresso la volontà di inserire l’abrogazione di tale norma tra gli argomenti da esaminare in seno alla Commissione Bicamerale per le Riforme, che ha il compito di riscrivere la seconda parte della Carta Costituzionale.
A conclusione del dibattito è intervenuto il Principe Amedeo di Savoia Duca D’Aosta il quale ha dichiarato apprezzare la sensibilità dimostrata dalle varie forze politiche verso il problema dibattuto, che, pur rivestendo aspetti di ordine generale, di fatto lo riguardava da vicino, dal momento che coinvolgeva la sua famiglia.
Amedeo di Savoia ha inoltre avuto parole di gratitudine verso i Parlamentari organizzatori del Convegno e verso tutti i partecipanti, ai quali ha dichiarato di essere commosso per essere stato accolto in Senato dove suo padre era stato Senatore.
Ha ribadito il carattere non strumentale della sua partecipazione al Convegno, ricordando in particolare che il referendum istituzionale era stato voluto e reso possibile da un decreto reale, che erano ormai trascorsi oltre 50 anni da quell’evento storico-politico e che la sua presenza non aveva alcun significato politico, ma semplicemente quello di testimonianza e di rivendicazione del diritto dei suoi congiunti, vivi, di poter rientrare e soggiornare liberamente nel territorio italiano e morti di poter riposare in Patria.
