
(pubblicato sul “CORSIVO” n.13 del 29 marzo 1995)
Certamente non è poco l’imbarazzo ed il profondo disagio con il quale qualsiasi persona che nutra rispetto per i diritti e le libertà fondamentali degli uomini può tollerare la sopravvivenza nella nostra costituzione della anacronistica XIII disposizione transitoria, cioè di quella iniqua norma che, imponendo il divieto di ingresso e di soggiorno nel nostro Stato ad alcuni membri di casa Savoia, finisce col legalizzare una sanzione ormai superata da qualsiasi stato moderno, liberale e democratico.
Non può infatti non suscitare offesa alla democrazia ed agli ideali di libertà e di uguaglianza, l’attuale vigenza a tempo indeterminato di una sorta di ostracismo legalizzato e recepito nel nostro ordinamento giuridico attraverso una norma che doveva invece avere valenza transitoria.
La Convenzione Internazionale di New York del 16-19 dicembre 1966, ratificata dall’Italia con legge n.881 del 25 ottobre 1977, che recepisce integralmente il patto, per ciò che concerne i diritti economici, sociali e politici, nonché il protocollo facoltativo, avrebbe consentito alle persone colpite dall’iniqua sanzione dell’esilio, compresi i membri e discendenti di casa Savoia, di inoltrare al Comitato dei diritti dell’uomo costituito presso l’O.N.U. ai sensi dell’art.28 della suddetta convenzione, una comunicazione per denunciare le violazioni da parte dello Stato italiano dei diritti sanciti nel patto medesimo.
Infatti la XIII disposizione transitoria della nostra costituzione si pone in contrasto con quanto è statuito:
- dall’art.6 parte terza relativa ai diritti economici, sociali e culturali, dove si legge… “gli stati parti del presente patto riconoscono il diritto al lavoro… e prenderanno le misure appropriate per garantire tale diritto”;
- è in contrasto con il preambolo del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici;
- è in contrasto con l’art.2 paragrafo 2 parte seconda la quale prevede che ciascuno degli stati parte…si impegna a compiere, in armonia con le proprie procedure costituzionali e con le disposizioni del presente patto, i passi necessari per l’adozione delle misure legislative o di altro genere che possano occorrere per rendere effettivi i diritti riconosciuti nel presente patto;
- è ancora in contrasto con l’art.3 della stessa parte seconda, che sancisce che gli stati parte si impegnano a garantire agli uomini e alle donne la parità giuridica nel godimento di tutti i diritti civili e politici enunciati nel presente atto.
Lo Stato italiano, pur aderendo al trattato internazionale in esame, non ha ritenuto di procedere alla revisione di questa norma costituzionale che, legittimando ed anzi imponendo l’esilio perpetuo per i discendenti maschi di casa Savoia, si pone in contrasto non solo con la lettera, ma con lo stesso spirito informatore della convenzione stessa, oltre che con i principi enunciati nello Statuto delle Nazioni Unite, al quale il Governo italiano, al fine di salvaguardare la sopravvivenza della XIII disposizione transitoria, ha inoltrato le seguenti riserve: ”il paragrafo 4 dell’art.12 non costituisce ostacolo alla applicazione della XIII disposizione transitoria della Costituzione italiana concernente il divieto di ingresso e di soggiorno nel territorio dello stato di alcuni membri di casa Savoia”” (riserva questa pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.328 del 23 novembre 1978).
Con le riserve di cui sopra, in pratica lo Stato italiano continua a negare il diritto di ingresso e di soggiorno nel proprio territorio al principe Vittorio Emanuele e a suo figlio Emanuele Filiberto, in aperta violazione dei diritti dell’uomo che invece lo Stato italiano dovrebbe tutelare e garantire avendo anche aderito alla convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che riconosce taluni diritti e libertà fondamentali, oltre quelli che figurano nella convenzione di Bruxelles e nel suo primo protocollo addizionale adottato a Strasburgo il 16 settembre 1963 (D.P.R. n.217 del 14 aprile 1982).
E’ questo un problema non solo di diritto, ma di civiltà che va affrontato con energia e con il massimo impegno per trovare la sua giusta soluzione in nome di quei principi di libertà e giustizia che accomunano ogni uomo libero e rispettoso dei diritti altrui.
