
(pubblicato su: il Corsivo n. 38 del 8 ottobre 1997)
Occorre premettere che non bisogna confondere Stato democratico con Stato repubblicano.
Infatti i possono essere Stati monarchici con strutture ampiamente democratiche, e, inversamente, Stati repubblicani con scarse e quasi insignificanti strutture democratiche, come avviene in quelle repubbliche in cui vi è una struttura praticamente monopartitica.
In altre parole, la struttura repubblicana non implica necessariamente la più ampia rappresentatività di altri organi dello Stato, né tantomeno una diffusa partecipazione popolare popolare; non implica cioè un sistema, se non totalmente, quantomeno ampiamente rappresentativo.
Anche una monarchia può infatti essere articolata in un sistema ampiamente rappresentativo, tant’è che anche una monarchia può essere elettiva. Oggi delle monarchie elettive del passato non resta che la Santa Sede.
Nella monarchia elettiva l’elezione è un mero modo di conferimento dell’ufficio, essendo il Monarca tale sempre iure proprio.
Il Capo repubblicano di uno Stato è tale perché permane in lui la rappresentatività ed è indifferente che l’elezione possa aver luogo con il sistema del suffragio popolare (repubbliche presidenziali) o attraverso il Parlamento (repubbliche parlamentari).
Ciò che ha rilievo è che il titolare dell’Organo Capo dello Stato derivi i suoi poteri da elezioni di corpi popolari e che la titolarità dell’ufficio sia priva di quella originarietà che invece è propria delle strutture monarchiche.
In tutti gli Stati moderni siano essi monarchici, che repubblicani, la sovranità appartiene al popolo.
Nelle Monarchie il Capo dello Stato conserva la denominazione di sovrano soltanto come titolo di uso, privo di consistenza giuridica.
Avendo come punto di riferimento la forma di governo parlamentare, strutture repubblicane e strutture monarchiche sono di fatto molto più vicine tra loro di quanto non lo sia la forma parlamentare e quella presidenziale o quella più complicata delle democrazie popolari, ormai in via di estinzione.
In tale contesto anche quei politologi, i quali reputano la struttura repubblicana tipica del nostro tempo e più evoluta rispetto a quella monarchica, riconoscono che le diverse Monarchie ancora nel mondo ed in Europa presenti in 11 Stati (Belgio, Città del Vaticano, Danimarca, Gran Bretagna, Monaco, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia) se inserite in un sistema rappresentativo, hanno pari dignità politica e giuridica rispetto alle Repubbliche.
Infatti, tutte le Monarchie europee costituzionali non elettive garantiscono, talvolta anche più efficacemente di qualche Repubblica Parlamentare, il rispetto delle garanzie fondamentali e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Peraltro in tutti gli Stati democratici moderni, siano essi monarchici che repubblicani, la sovranità appartiene sempre ed esclusivamente al popolo.
Il vantaggio della forma istituzionale monarchica sta nella totale terzietà del Capo dello Stato, rispetto agli altri organi, poiché lo stesso, non essendo vincolato da ideologie ed interessi economici e/o politici, può rappresentare più efficacemente l’unità del suo popolo, essere un autentico garante del rigoroso rispetto della Costituzione e della separazione tra i poteri dello Stato.
Quindi, in un sistema giuridico moderno ed in uno Stato autenticamente democratico, nessuna forma istituzionale deve essere aprioristicamente esclusa tra le possibili opzioni, essendo egualmente possibile conciliare la democrazia, anche attraverso un ampliamento dell’autonomia locale, mediante la realizzazione del federalismo, con un governo repubblicano o monarchico federale.
