(pubblicato su “Opinioni Nuove Notizie” del maggio 2006 pag.1)

Rappresantatività va in tilt

Nella società e nel mondo politico attuale emerge un graduale dissolvimento di quell’immagine alta e rassicurante dello Stato, quale ente superiore garante dell’ordinato svolgimento della vita civile.

Negli ultimi anni, si è verificato un fenomeno anomalo, da taluni definito di “democrazia bloccata”: una democrazia, cioè, senza reali possibilità di alternanza.

Il proliferare dei partiti, fenomeno connaturato al sistema elettorale adottato per oltre un decennio, dal 1994 al 2005, ha indotto i partiti alla ricerca di maggioranze di coalizione spesso alquanto eterogenee.

La spinta di nuove oligarchie politiche ha portato alla anomalia della nascita e dello sviluppo di rappresentanze degli interessi, al consolidarsi di spinte localistiche, alla rivitalizzazione prepotente e spregiudicata delle corporazioni, al fenomeno della emersione di contro poteri all’interno ed all’esterno dei partiti, con la conseguenza che è stato necessario da parte di chi governa, nell’intento di conservare il potere al più lungo possibile, por mano alla Costituzione.

In questo contesto si nota come giorno dopo giorno le istituzioni perdano la propria identità democratica e come i cittadini vedano gradatamente ridotti i loro diritti.

Se vi è regime democratico, tutti i cittadini hanno diritto a concorrere in modo effettivo all’esercizio della sovranità e l’ordinamento giuridico deve porre tutti in una situazione di sostanziale uguaglianza per l’esercizio della democrazia.

Compito dello Stato è quello di rimuovere ogni disuguaglianza e di garantire a ciascuno il pieno sviluppo della persona umana, assicurando a tutti lavoro, istruzione, tutela della salute, previdenza, sicurezza e così via.

Tutte le tutele previste in una Carta costituzionale servono in modo immediato e diretto per il funzionamento dei meccanismi di ogni sistema democratico. Una società che intenda svilupparsi secondo principi democratici, deve cercare di garantire a tutti condizioni adeguate di benessere e di cultura, favorendo il conseguimento dell’omogeneità della società, il suo mantenimento e rinnovamento anche contro tutte le spinte che ne mettono in pericolo gli equilibri.

L’invadenza di nuovi poteri forti che si sono affiancati o si sono posti in contrasto con quelli tradizionali, ha ridotto invece gli spazi democratici e la tutela di tutti i cittadini a vantaggio di pochi.

Ed è proprio in funzione del consolidamento di un’oligarchia che è nata l’esigenza di una metodica aggressione della Carta fondamentale per svilirne il contenuto e snaturarne gli strumenti di garanzia.

Alla fine del 2005, attraverso il voto della sola maggioranza governativa (come peraltro era avvenuto nella precedente legislatura, con una maggioranza di segno opposto) è stata approvata una riforma costituzionale.

E’ condivisa da tutti l’opinione che la nostra Costituzione, per quanto attualissima nei valori e nei principi di fondo, avesse bisogno di qualche aggiornamento ed adeguamento alle mutate esigenze del Paese.

Ma non della portata e dei contenuti di quella revisione, consentita dall’art.138.

La Costituzione Italiana, elaborata da una apposita Assemblea costituente, è divisa in due parti: la prima, che comprende gli articoli da 1 a 54, si occupa dei “principi fondamentali” e dei “diritti e dei doveri dei cittadini”; la seconda, dagli articoli 55 a 139, tratta  “dell’ordinamento della Repubblica”.

L’articolo 138 consente la riforma della Costituzione con il voto della maggioranza assoluta delle Camere.

La norma, però, era stata elaborata per un parlamento eletto con il sistema proporzionale, mentre i parlamenti che hanno operato le ultime modifiche sono stati espressi con il sistema maggioritario.

Quindi alla revisione hanno partecipato fattivamente soltanto i parlamentari della maggioranza, rimanendone esclusi quelli della minoranza.

Il solo potere consentito dall’articolo 138 è quello di revisione, che non è un potere costituente, in quanto l’intervento può consistere in semplici emendamenti.

Se invece l’art.138 viene utilizzato da una maggioranza governativa per scrivere una nuova Costituzione, esso si converte in un potere costituente e sovrano, contrastante con l’articolo 1 secondo cui “la sovranità appartiene al popolo”.