(pubblicato su “Il Corsivo” n.8 del 7 marzo 2008 pag.11)

Lo scorso 23 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto-legge n. 11 avente ad oggetto “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica”. All’art. 6, sotto il titolo “Piano straordinario di controllo del territorio”, ai punti da 3 a 6, si prevede che i Sindaci, previa intesa con il Prefetto, possano avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati allo scopo di segnalare alle Forze di Polizia di Stato o locali, quei fatti che possono arrecare danno alla sicurezza urbana o particolari situazioni di disagio sociale.

La norma prescrive che il Prefetto tenga un apposito elenco nel quale queste associazioni siano iscritte, previo parere del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica onde verificare la sussistenza dei necessari requisiti.

Sempre al Prefetto è demandato il compito di effettuare un periodico monitoraggio, informando il Comitato dei risultati.

Nel decreto è previsto ancora che tra le associazioni iscritte nell’elenco siano considerate in via prioritaria quelle costituite tra gli appartenenti, in congedo, alle Forze dell’ordine, alle Forze armate ed agli altri Corpi dello Stato.

Infine è consentita l’iscrizione all’elenco anche ad altre associazioni a condizione che non siano destinatarie, a nessun titolo, di oneri economici pubblici.

Un apposito decreto da emanarsi a cura del Ministro dell’interno, stabilirà l’individuazione dei requisiti per l’iscrizione negli elenchi delle associazioni e la disciplina circa le modalità di tenuta degli stessi.

Non vi è nulla di allarmante in questo decreto.

Infatti si intende disciplinare un settore in cui da tempo si sono verificate situazioni di improvvisazione da parte dei privati nelle loro iniziative di controllo del territorio per cui l’intervento del Governo, se correttamente applicato, introdurrà un vero e proprio modello di sicurezza partecipata sotto il controllo delle istituzioni, in attuazione del principio della sussidiarietà orizzontale.

Peraltro nel vigente codice di procedura penale è già contenuta una norma (art.383) che consente al privato di intervenire in flagranza di reati e addirittura di procedere all’arresto in caso di delitti perseguibili d’ufficio con l’obbligo dell’immediata consegna alla Polizia Giudiziaria.

Da quanto emerge dal testo del decreto, le “ronde” dovrebbero essere composte da cittadini disarmati con il compito di segnalare eventuali situazioni di pericolo per la sicurezza. si tratta quindi di nuove modalità di controllo del territorio con cui i Comuni si possono organizzare per rafforzare la sicurezza.

Peraltro il comune di Milano ha già emanato bandi per selezionare associazioni che possano collaborare con la Polizia municipale nell’opera di presidio del territorio.

Un’apertura è stata manifestata dal Sindaco di Bari, Michele Emiliano, il quale ha testualmente dichiarato: «Non capisco che cosa ci sia di male, si tratta di cittadini che si rendono utili alla collettività applicando un principio di solidarietà».

Anche il Sindaco di Vicenza, Achille Variati, si è dichiarato favorevole ad un coinvolgimento di carabinieri e poliziotti in pensione, che hanno ancora una professionalità da spendere, per garantire un più capillare ed efficace controllo del territorio in funzione preventiva.

D’altro canto, da tempo in diverse città le scuole sono presidiate da volontari con il compito di vigilare sulla sicurezza degli studenti e prevenire i pericoli connessi specie con lo spaccio della droga.

Certamente il ricorso alla solidarietà civica non sarebbe necessario se soltanto fossero meglio utilizzati e coordinati i vari corpi delle Forze dell’Ordine sia statali, che territoriali, spesso impiegati in compiti non propriamente istituzionali.

Non va sottaciuto inoltre che occorrerebbe aumentare le risorse economiche da destinare alle Forze dell’Ordine, le quali invece da tempo sono sempre più oggetto di tagli di bilancio, pur continuando a svolgere le loro funzioni in condizioni non sempre ottimali e con retribuzioni non adeguate al delicato compito loro affidato.

Tuttavia al di là di ogni polemica e strumentalizzazione politica, una valutazione della effettiva portata della innovazione normativa potrà essere effettuata soltanto dopo che il decreto sarà convertito in legge ed emanato il successivo provvedimento di attuazione.

Ciò che preme comunque sottolineare è che la costituzione di queste associazioni deve rientrare nell’alveo del principio di legalità e deve essere prevenuto ogni pericolo di deviazione verso forme di aggregazioni equiparabili a veri e propri corpi privati separati all’interno dello Stato.