
Questo aforisma latino attribuito ad uno storico romano del quarto secolo, Publio Vegezio Renato, viene spesso proferito da politici del periodo successivo alla Seconda guerra mondiale per giustificare esose spese militari e discutibili scelte di politica estera basate sulla prevenzione di una ipotetica guerra
Questo postulato non trova però alcun riscontro nella storia più recente, almeno dal 2011 in poi, da quando la superiorità militare di uno Stato non è stata più in grado di garantire l’ordine mondiale, né di risolvere le sfide globali che sono alle porte.
Infatti tutti i conflitti degli ultimi anni smentiscono il convincimento che “preparare la guerra” porti alla pace.
Tutte le volte in cui si è operata la scelta di ricorrere a strumenti di tipo militare e securitario, i conflitti sono aumentati e si sono allargati rendendo difficile e complessa ogni negoziazione.
Un grande politico, Enrico Berlinguer, segretario del Pci ai tempi del cd. “compromesso storico” diceva: “Se vuoi la pace prepara la pace”.
Come scriveva nel 1744 Giambattista Vico, filosofo, storico e giurista nella sua pubblicazione “La Scienza nuova”, in cui sviluppò la teoria dei “corsi e ricorsi storici”, determinati eventi e avvenimenti si ripropongono ciclicamente, nel senso che la storia si ripete sempre.
Ripercorrendo gli eventi storici del secolo scorso, non potrà sfuggire a chi vuole accingersi con un autentico ed obiettivo spirito critico alla lettura dei fatti, appare significativo quanto affermò in data 28 novembre 1934, Winston Churchill, prendendo la parola nella Camera dei Comuni del Regno Unito.
Churchill nel suo intervento anticipò gli eventi che poi seguirono, esordendo come segue: “Qual’ è il grande fatto nuovo che ci incombe da 3 mesi a questa parte? La Germania sta riarmando; questo gran fatto nuovo inchioda l’attenzione di ogni paese in Europa, si può dire di tutto il mondo, e pone quasi in seconda linea gli altri problemi. La Germania sta riarmando; questo potente paese che solo pochi anni fa, come tutti ricordiamo, combatté contro quasi tutto il mondo, e stava sul punto di conquistarlo, questo potente paese di 70 milioni d’anime si sta di nuovo attrezzando bellicamente, con apparecchi tecnici adatti ad una guerra moderna, e nello stesso tempo sta istillando nei cuori dei suoi giovani e degli uomini più maturi le più estreme concezioni patriottiche, militariste e nazionaliste.
In base a quello che giunge alle nostre orecchie da ogni parte, benché poco sia detto in pubblico, la Germania possiede già un esercito potente e ben equipaggiato, con una eccellente artiglieria, oltre ad un’immensa riserva di uomini istruiti. Le fabbriche di munizioni tedesche lavorano praticamente come se fossero sul piede di guerra ed il materiale bellico defluisce da queste in gran quantità, con un flusso le cui proporzioni da dodici mesi a questa parte vanno sempre più allargandosi. In gran parte, tutto ciò è in contrasto e violazione dei trattati che furono firmati. La Germania sta riarmando sulla terra, si riarma in certa misura sul mare, ma quello che ci riguarda più di tutto sono i suoi armamenti nell’aria. Attenzione! La Germania è fertile in sorprese militari.”
Un fattore trainante della crescita economica tedesca fu proprio il riarmo ed in tale contesto nel 1936, al congresso del partito di Norimberga, Adolf Hitler annunciò un nuovo programma economico, il Piano quadriennale, sostenendo con veemenza: “La Germania deve raggiungere la piena indipendenza dall’estero per tutte le materie prime che possono essere prodotte dalle competenze tedesche, dalla nostra chimica, dalle nostre industrie meccaniche e dalle nostre miniere”, disse Hitler ai delegati del partito. Ma il Piano quadriennale rappresentava anche una sfida segreta da avviare per i manager economici nazisti Aufrüstung (nome in codice per il riarmo e i preparativi di guerra)”.
Tornando ai nostri giorni, Friedrich Merz presidente del CDU e prossimo cancelliere tedesco, dopo aver vinto di recente le elezioni federali in Germania ha già lanciato in grande stile il riarmo tedesco, che prevede a breve la conversione dell’industria auto verso il settore difesa.
A tale chiamata alle armi si è associata ed accodata impulsivamente e senza alcuna valutazione sulla opportunità, né sulle conseguenze che ne potrebbero derivare, il presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, coinvolgendo e condizionando così la maggior parte degli Stati aderenti all’Unione europea in un impegno economico di ben 800 miliardi di euro senza che ai cittadini di quegli Stati fosse consentito di esprimere alcuna volontà.
A distanza di 91 anni quel grido di allarme di Churchill è ancora valido, sia pure a ruoli modificati, dal momento che non vi è più soltanto la Germania, ma tutti gli Stati dell’Unione europea che dovrebbero partecipare ad un febbrile riarmo in vista di una imminente guerra contro un nemico immaginario che nell’immediato potrebbe essere la Federazione russa, senza escludere però la Cina e perché no, anche gli USA.
E’ noto che nessun riarmo è stato mai fatto nella storia per la conservare la pace, ma sempre in funzione di una prossima, prima probabile e, col passare dei giorni, inevitabile guerra.
Gli sforzi per il riarmo ovviamente comportano colossali investimenti nelle industrie delle armi, nella attivazione di tutto l’indotto della logistica, che dovrà lavorare a pieno ritmo, utilizzando anche intermediari, compresi i mercanti delle armi ed i mediatori nel loro commercio, quindi, una volta avviata l’operazione del riarmo, quello sarà un passo del non ritorno perché il mercato globale neoliberista non potrà far a meno di monetizzare gli investimenti e ricavarne i profitti.
Come? Sarà sufficiente un pretesto e subito dopo inizierà la terza ed ultima guerra mondiale per merito dell’Europa che con i suoi Trattati economici avrebbe dovuto assicurarci la pace in armonia con l’art.11 della nostra Costituzione, la stessa Costituzione che da più parti molto spesso viene invocata fuori luogo e con un’interpretazione di comodo.

