Sia fermata la guerra!

Siamo pervasi quotidianamente, ad opera dei giornali e delle televisioni, dal “mantra della guerra” dall’idea che la guerra contro un nemico invisibile debba essere percepita da tutti come l’unica possibile soluzione ed il motore dominante nella società contemporanea per una crescita sostenibile degli Stati europei, un’idea questa che permea istituzioni, politica ed economia, escludendo alternative pacifiche e giustificando un irrazionale riarmo  a scapito della tolleranza e della solidarietà, come evidenziato da molti pensatori che denunciano questa mentalità guerrafondaia e ipocrita che si cela dietro un riarmo, peraltro non consentito all’Italia dal Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947

Infatti quel Trattato, sottoscritto dalle Potenze Alleate vincitrici Unione Sovietica, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Cina, Polonia, Etiopia, Brasile, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia, Lussemburgo, Jugoslavia, Albania, Cecoslovacchia, Grecia e altri, oltre che dai paesi sconfitti alleati della Germania (l’Italia, la Bulgaria, l’Ungheria, la Romania e la Finlandia) impose all’Italia severe limitazioni militari, consistenti nel divieto della produzione o del possesso di armi atomiche e missili guidati, nel limite di gittata dei cannoni a 30 km, nella imposizione di un tetto massimo di 200 carri armati, nel limite massimo dell’organico dell’esercito di 250.000 uomini (inclusi Carabinieri e Guardia di Finanza), nel divieto di costruzione di installazioni navali militari e aeronautiche in Sicilia, Sardegna e altre aree, nelle limitazioni della flotta da guerra, nell’imposizione di un numero massimo di navi e di velivoli, divieto dell’addestramento militare di personale non appartenente alle forze armate  e infine nella distruzione di fortificazioni e installazioni militari lungo il confine francese.

Tutte queste restrizioni, sebbene non fossero finalizzate a un disarmo totale ma a una limitazione della capacità offensiva, furono gradualmente superate con l’adesione dell’Italia alla NATO, ma non sono venute meno perché occorrerebbe ovviamente il consenso degli altri Stati sottoscrittori che, pur appartenendo alla categoria delle potenze vincitrici, non fanno parte della NATO. 

Sono pochi purtroppo coloro che ricercano la pace ed operano per conservarla, come ha fatto fin dal 2022 il Comitato Fermare la Guerra voluto da Gianni Alemanno e come continua a fare dal 25 novembre 2023, data della sua costituzione, il Movimento di Gianni Alemanno Indipendenza.

Nell’articolo 11 della Costituzione Italiana vi è scritto che l’Italia ripudia la guerra.

Tale enunciazione sancisce una serie di importanti prescrizioni tutte interconnesse tra loro e vincolanti in questo breve articolo che così recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Dunque l’Italia rinuncia alla guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali, preferendo la pace e la giustizia tra le Nazioni, pur consentendo limitazioni di sovranità per partecipare a organismi internazionali che promuovano l’obiettivo della pace e della giustizia e si riserva soltanto il diritto alla guerra difensiva, sancito anche dall’art. 52 cost., dove è scritto: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici.

L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.”

La Costituzione italiana e le leggi vanno applicate e rispettate sempre e non ad intermittenza, come spesso avviene ad ogni livello, a seconda delle convenienze economiche e ideologiche, o delle scelte politiche, spesso adottate da altri ed in altre sedi.

Non si può pensare che un cittadino, un esponente delle istituzioni, o addirittura un organo dello Stato diventino gli arbitri, o i giudici delle leggi giuste, che sono quelle da rispettare e di quelle ingiuste, quelle da non rispettare, dal momento che nel nostro ordinamento tale compito è assegnato esclusivamente alla Corte Costituzionale.

Il ripudio della guerra fu deciso dai costituenti come reazione alle tragiche esperienze belliche della prima e seconda guerra mondiale.

Per tale motivo i nostri padri costituenti scelsero una ferma presa di distanza dalla guerra offensiva, quella che costituisce uno strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Ciò significa che l’Italia con la prima proposizione dell’art.11 ha operato una scelta irreversibile, peraltro coerente con le successive due proposizioni, di non ricorrere alla guerra offensiva al fine di limitare la libertà di altri popoli e di non allontanarsi dal diritto internazionale, che è anche esso un diritto cogente, che vale sempre e non può “contare fino a un certo punto” come di recente ha affermato un ministro in carica.

Infatti il diritto internazionale è l’unico strumento per risolvere attraverso la diplomazia eventuali contenziosi con altri Stati.

E’ poi appena il caso di evidenziare che in forza degli artt.78 e 87 della Costituzione competerebbe alle Camere il potere di deliberare lo stato di guerra e la relativa dichiarazione appartiene al Presidente della Repubblica.

Si vuole rispettare almeno la Costituzione che rappresenta la nostra legge fondamentale?

Ogni atto che violi la Costituzione integra il delitto di attentato alla Costituzione, come previsto dall’art. 90 della Costituzione e dall’art. 283 del Codice Penale italiano, che si riferisce a un comportamento doloso e violento diretto a sovvertire l’ordinamento costituzionale dello Stato o la forma di governo.

Il vigente articolo 283 Codice Penale intitolato attentato contro la costituzione dello Stato così recita: “Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di Governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni.”

Al riguardo occorre precisare affinché chi mi legge possa fare le sue valutazioni e formarsi un’opinione personale, differente da quella dominante, la fattispecie del reato previsto nell’art.283 del codice penale è stata modificata con legge 24 febbraio 2006, n.85, che ha fatto venire meno l’originario riferimento ai “mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale”, sostituendolo con l’inciso “atti violenti e idonei”.

Tale cambiamento si giustifica alla luce della considerazione che l’ordinamento democratico non deve vincolare i fini politici, ma è tenuto ad essere inflessibile sui mezzi utilizzati per conseguire tali obbiettivi.

Tuttavia, nonostante la riforma del 2006 il reato sussiste sia quando gli atti violenti previsti dalla norma sono quelli fisici, ma anche quando la violenza utilizzata è morale, psicologica, o ricollegabile a minacce o a fatti di estorsione.

Dunque, rivolgendo un forte appello alla coscienza civica e alla partecipazione attiva di ognuno, sottolineo l’urgenza di vigilare sugli scenari geopolitici ed economici per proteggere il futuro da potenziali conflitti scatenati da logiche neoliberiste, evidenziando la grave responsabilità che incombe sulle generazioni presenti nei confronti di quelle future e la necessità di un impegno collettivo per il bene comune e dell’umanità tutta.


2 risposte a “Sia fermata la guerra!”

  1. Avatar Luciano Buonocore
    Luciano Buonocore

    Una situazione bollica che non ha precedenti nella storia di tutta l’umanità . Se poi aggiungiamo anche ill rischio di una guerra nucleare sarà una vera e propria Apocalisse.

    1. Avatar Luciano Bonocore
      Luciano Bonocore

      Ormai sono convinto che ai vertici degli Stati e dei rispettivi governi ci siano soggetti che hanno giurato fedeltà al sistema neoliberista mondialista totalitario e che non esiteranno a muoversi in funzione di un reset totale che consenta loro, con lo strumento della paura, di rafforzare la leaderschip,schiacciando naturalmente la gente comune che per la sua stessa ignavia non conta più niente.
      .

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