I Popoli europei cominciano ad essere pervasi da un fermento di indipendenza e da un anelito di libertà e non tollerano più regole imposte dall’alto da parte di oligarchia autoreferenziale, al vertice di una entità economica e non politica, quale è l’Unione europea, costruita artificiosamente da una élite tecnocratica, mai sottoposta al vaglio di una scelta da parte dei cittadini dei singoli Stati aderenti e guidata da una commissione non eletta, ma nominata dai governi.

Riflettendo su quello che oggi sono stati ridotti ad essere i Popoli europei e gli Stati nazionali cui gli stessi appartengono, non si può prescindere da una rivisitazione storica, quanto mai attuale, del pensiero di Jean-Jacques Rousseau.

Affermava il filosofo nei suoi scritti: “Con il contratto sociale è stata trovata una forma d’associazione che difende e protegge con tutta la forza comune la persona e i beni di ciascun associato, e per la quale ciascuno, unendosi a tutti, tuttavia non obbedisca che a se stesso, rimanendo così libero come prima”.

Nessun uomo ha l’autorità naturale sul proprio simile. Ne consegue che nessuna autorità (sovranità) può essere legittima, se è istituita o se viene esercitata senza il consenso di coloro che vi sono sottomessi.

LA SOVRANITÀ POLITICA RISIEDE NEL POPOLO.

Essa è inalienabile e il popolo non può affidarne l’esercizio a nessuno.

Il singolo che rinunci alla sua libertà, rinuncia alla sua qualità di uomo.

Così, un popolo che rinunci all’esercizio della sovranità con un patto di sottomissione, si annulla con quest’atto.

Il governo o l’amministrazione dello Stato è solo un potere subordinato al potere sovrano del popolo e, quando si trasferisce nelle mani di coloro che lo detengono, è solo un mandato temporaneo.

Quando il governo cerca di sottrarsi all’autorità legislativa e sostituire la propria volontà a quella del popolo nella amministrazione dello Stato il patto sociale è infranto, ed i cittadini sono “costretti”, ma “non obbligati” ad obbedire. “FIN A QUANDO UN POPOLO, COSTRETTO AD OBBEDIRE, OBBEDISCE; SE APPENA PUÒ SCUOTERE IL GIOGO LO SCUOTE, FA ANCORA MEGLIO: PERCHÉ RECUPERANDO LA PROPRIA LIBERTÀ CON LO STESSO DIRITTO CON IL QUALE GLI È STATA SOTTRATTA, O È GIUSTIFICATO A RIPRENDERSELA, O ERA INGIUSTIFICATO TOGLIERGLIELA”.

La sovranità, non essendo che l’esercizio della volontà generale, non può essere rappresentata che da se stessa: il potere può trasmettersi, ma non la volontà.

Se dunque il popolo promette semplicemente di obbedire, per questo stesso atto si dissolve, perde la sua specificità di popolo; non appena c’è un padrone, non c’è più un sovrano, e da allora il corpo politico è distrutto!” (Jean-Jacques Rousseau)