(pubblicato sul Corsivo nell’aprile 2001)

http://www.giurcost.org/cronache/cds.html

Nell’Adunanza Generale del 1 marzo 2001 il Consiglio di Stato, interessato dalla Presidenza dei Ministri  con una richiesta di parere in ordine alla interpretazione della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione, pur riconoscendo la esistenza di un evidente contrasto di tale norma con i principi supremi dell’ordinamento costituzionale, ha tuttavia affermato il principio che trattandosi di una norma costituzionale la sua abrogazione non può avvenire che attraverso il procedimento previsto dall’art.138 Costituzione.

Quindi, in base al parere espresso dal Consiglio di Stato, la questione dovrebbe essere risolta nell’ordinamento interno mediante lo strumento della revisione costituzionale con l’intervento delle Camere parlamentari.

A tale proposito, si ritiene utile qualche considerazione.

A parte ogni commento sul contrasto con le previsioni dei vari trattati e delle convenzioni internazionali cui l’Italia ha aderito, la XIII disp.trans. costituisce una rottura della Costituzione, se solo si pensi che essa contrasta con l’art.2  (diritti inviolabili dell’uomo), con l’art.3 (pari dignità sociale ed uguaglianza, senza distinzione di sesso, di condizioni personali ecc.), con l’art.4 e 36 (diritto al lavoro), con l’art.16 (diritto di circolazione e di soggiorno nel territorio dello stato), con l’art.17 (diritto di riunione), con l’art.18 (diritto di associazione), con l’art.33 (diritto all’istruzione), con l’art.41 (libertà di iniziativa economica), con l’art.48 (diritto al voto), con l’art.49 (diritto di associazione in partiti) e con l’art.51 (diritto di accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive).

Tali diritti e garanzie vengono di fatto resi inoperanti nei confronti dei discendenti maschi di Casa Savoia e dagli ex Re di Casa Savoia perché la loro applicabilità richiederebbe la presenza fisica nel territorio italiano degli stessi.

Se poteva apparire per qualcuno giustificabile, in via strettamente transitoria nel tempo e comunque del tutto eccezionale, l’irrogazione dell’esilio di taluni membri di Casa Savoia in concomitanza con l’introduzione della forma di governo repubblicana, allo scopo di rafforzare quella istituzione, non lo è più per un ordinamento giuridico democratico, a distanza di oltre 50 anni dalla entrata in vigore della Costituzione.

La permanenza della XIII disp.trans.,proprio per la sua estraneità al sistema costituzionale, non potrebbe che determinare una vera e propria involuzione in senso illiberale ed antidemocratico del nostro sistema giuridico, dal momento che consentirebbe  la prevalenza di principi come  l’arbitrio, la prevaricazione e la negazione dei diritti e delle libertà fondamentali, con grave violazione dello Stato di diritto.

Ci troviamo in presenza di una sanzione indefinita e priva di termine prefissato, ricollegabile al fatto-nascita dal quale deriva il disconoscimento di tutti i diritti nei confronti dei discendenti maschi di un Casato o di ex Re; essa non ha più alcun aggancio logico-costituzionale, né alcuna funzione positiva sotto l’aspetto dell’autoconservazione dell’istituzione repubblicana.

Quale dovrebbe essere dunque il percorso da seguire per giungere alla eliminazione dal nostro ordinamento dell’odiosa sanzione dell’esilio perpetuo?

Potrebbe essere o quello della revisione costituzionale suggerito dal Consiglio di Stato, o quello più rapido della Corte Costituzionale.

La Corte, quale presidio sovraordinato allo stesso Parlamento a tutela della sovranità popolare, potrebbe infatti pervenite in tempi più rapidi ad una dichiarazione di incostituzionalità della stessa legge costituzionale, già dichiarata dai Costituenti transitoria.

Solo la eliminazione della XIII consentirà la riaffermazione dello Stato di diritto con un evidente beneficio per l’intero sistema giuridico ed un conseguente vantaggio per l’immagine delle stesse istituzioni repubblicane, sia verso gli altri Stati, che, soprattutto, verso i propri cittadini.

Le ragioni perché si compia un atto di giustizia appaiono sempre più pressanti e non consentono ulteriori ritardi. Ciascuno si assuma le proprie responsabilità!