
(pubblicato sul settimanale “Il Corsivo” del 14 giugno 2008 n.23 pag. 9)
La questione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani è un problema sorto fin dai primordi della civiltà umana, che tende ad aggravarsi con il trascorrere del tempo in funzione dell’aumento della popolazione e dei consumi.
In un mondo ormai globalizzato, dove l’economia di paesi emergenti, come l’India e la Cina irrompe selvaggiamente nei mercati occidentali inondandoli di nuove produzioni e consumi a prezzi sempre più competitivi, lo smaltimento dei rifiuti si presenta ancora più impellente e costituisce una vera e propria emergenza continua.
Occorre pertanto ricercare al più presto nuove soluzioni. Con il termine rifiuto si fa riferimento a qualsiasi sostanza od oggetto derivante da attività umane o da cicli naturali di cui il detentore si disfa o ha l’obbligo di disfarsi, oppure qualsiasi cosa che viene abbandonata.
I rifiuti vengono classificati in base alla loro origine in rifiuti urbani e rifiuti speciali ed ancora a seconda delle loro caratteristiche in rifiuti pericolosi e non pericolosi. I rifiuti urbani costituiscono almeno un terzo di tutti i rifiuti prodotti ed attualmente sono oggetto di raccolta differenziata o indifferenziata. Per far fronte allo smaltimento la via sostenibile non è soltanto quella di una nuova tecnologia che finalmente risolva il problema senza lasciare residui non riciclabili da smaltire, se non viene accompagnata da un cambiamento di ordine culturale.
Se il problema dello smaltimento fosse affidato esclusivamente alle attuali tecnologie, esso verrebbe soltanto dilazionato attraverso trattamenti di smaltimento nelle cementerie, di gassificazione, o di trattamento a freddo, ma non troverebbe una reale soluzione che invece è condizionata come si è detto da un aspetto squisitamente culturale: solo quando la collettività smetterà di produrre rifiuti non riciclabili si potrà porre un freno alla difficoltà dello smaltimento.
Infatti, la presenza pervasiva dei rifiuti nell’ambiente è da attribuire soprattutto allo stile di vita quotidiano dove vige l’esasperante e nociva filosofia “dell’usa e getta”.
Passando dal piano culturale a quello più squisitamente tecnologico, i governi centrali e tutti gli amministratori in genere dovrebbero considerare che i rifiuti solidi urbani, se opportunamente raccolti, trattati e trasformati, possono rappresentare anche una risorsa.
In questa direzione va il Thor (Total house waste recycling, cioè, riciclaggio completo dei rifiuti domestici). Thor è un sistema di riciclaggio indifferenziato dal costo di gran lunga inferiore rispetto allo smaltimento in un inceneritore. Si tratta a tutti gli effetti di una vera e propria risorsa in quanto permette per un verso di recuperare e raffinare tutti i rifiuti per trasformarli in materiali da riutilizzare e per l’altro di produrre combustibile dall’elevato potere calorico, senza alcuna necessità dei cassonetti separati della raccolta differenziata.
Un impianto Thor utilizza un processo di raffinazione meccanica dei materiali di scarto, che vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili.
Nel processo di raffinazione meccanica l’impianto Thor riduce i rifiuti a particelle di dimensioni microscopiche, producendo una materia omogenea, purificata dalle parti dannose, dal contenuto calorifico simile al carbone che è utilizzabile come combustibile, con qualunque tipo di sistema termico, compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento e gli impianti di termo valorizzazione delle biomasse.
Una volta eliminate le componenti inquinanti, infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici.
Il prodotto come innanzi ottenuto è utilizzabile come combustibile solido o pellettizzato, per produrre anche bio-olio per motori diesel.
Tale soluzione tecnologica ha il vantaggio di non avere costi, dal momento che l’impianto consuma parte dell’energia che produce e la rimanenza la cede all’esterno.
L’impianto non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento, è completamente meccanico, non termico, e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, potendolo essere solo all’occorrenza.
Il Thor inoltre ha un costo contenuto e se l’impianto è fisso non richiede grandi spazi.
Può essere impiegato anche come impianto mobile, collocato su camion o su navi, per cui è particolarmente utile per affrontare qualsiasi emergenza. Attraverso tale tecnologia non residuano rifiuti in quanto dopo il processo di trattamento con l’impianto Thor rimane solo acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione.
Viene così risolto anche il problema igienico connesso al cattivo odore che proviene dai rifiuti in quanto il prodotto che esce dal Thor è sterilizzato con il risultato di una completa distruzione delle flore batteriche.
Questa è la sfida per il futuro se si vuole uscire dall’emergenza e sottrarre il mercato dello stoccaggio, trasporto e smaltimento dei rifiuti alla malavita organizzata di nuova generazione che come è notorio è molto interessata a tale lucroso business.
