9 ottobre 2015 Associazione Forense Nazionale A.M.B. Avvocatura
La specializzazione, inizialmente facoltativa, è un altro strumento propedeutico alla rottamazione degli Avvocati italiani. Infatti, venuta meno, circa venti anni addietro, la differenza tra procuratore (rappresentante della parte in un processo civile) ed avvocato (suo difensore), è venuta meno anche la nullità degli atti difensivi non controfirmati da una procuratore iscritto nel distretto della Corte d’Appello dove si svolge il processo.
Con l’introduzione della PEC è divenuto inutile eleggere domicilio nei giudizi civili fuori del circondario ed infine con il processo telematico, ormai a pieno regime, per i processi che si svolgono in circondari o distretti fuori di quello di appartenenza non occorre estendere il mandato ad altro difensore.
In definitiva, considerato che tutti i processi più importanti si svolgono a Roma o Milano e che quelli che devono essere trattati da Roma in giù possono essere gestiti direttamente dagli avvocati di affari che hanno in appalto tutto il contenzioso di assicurazioni, banche, finanziarie e multinazionali, è evidente che il destino di oltre 200.000 Avvocati civilisti è già scritto!
Non sarà più necessario utilizzare la loro attività, salvo che per qualche servile adempimento di cancelleria per un corrispettivo umiliante!
A ciò si aggiungono l’eliminazione dei minimi tariffario voluta da Bersani, l’abolizione delle tariffe e tutte le altre forme di deflazione del contenzioso (media conciliazione, negoziazione assistita), la sottrazione di interi settori (separazione, divorzi, prefallimentare, ecc.) e il quadro è completo.
E’ questo il drammatico problema che molti Colleghi ancora non comprendono e che ci condurrà entro pochi mesi alla cessazione di ogni attività! La situazione non è favorevole neanche per gli Avvocati amministrativisti, stante l’elevato costo del contributo unificato e la competenza esclusiva del Tar del Lazio per alcune materie ed ugualmente appare precario il destino dei penalisti, dal momento che il governo, infischiandosene del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, ha depenalizzato oltre cento reati per i quali è prevista la reclusione fino a cinque anni.
Dubito che qualsiasi forma di lotta diversa dall’astensione a tempo indeterminato dalle udienze, sia utile per modificare il progetto governativo e scongiurare la fine della nobile professione forense.
