(pubblicato su Opinioni Nuove Notizie del Febbraio 2014 pag.8)
Il nostro sistema economico appare bloccato a causa degli altissimi profitti derivanti dal capitale investito in borsa dagli speculatori, dei bassi profitti industriali, del mercato del lavoro in calo, dei salari e dei redditi medi in caduta libera, dei consumi ridotti ai generi di prima necessità e della imposizione fiscale sempre in rialzo.
Se non si pongono dei rimedi efficaci attraverso vere e proprie riforme strutturali l’Italia rischia di compiere un balzo all’indietro di oltre un secolo.
La nostra Nazione, come d’altronde tutti i Paesi occidentali, se vuole sopravvivere alla crisi, dovrebbe potersi pagare da sola, magari anche uscendo dall’euro, il costo del proprio debito pubblico con l’obiettivo di eliminarlo nel più breve tempo possibile.
Per far questo dovrebbe ridurre i costi dell’amministrazione pubblica ed eliminare la corruzione, ripristinando i controlli preventivi ed introducendo quelli successivi (sui risultati di gestione) sull’impiego delle risorse economiche pubbliche.
Dovrebbe inoltre contrastare l’evasione fiscale, rivedere il sistema previdenziale, ponendo un tetto massimo alle pensioni, incentivare e favorire nuove assunzioni, rivedere al rialzo le aliquote per i ceti più ricchi, valorizzare ed incentivare l’agricoltura ed il turismo che costituiscono da sempre il valore aggiunto del nostro Paese.
Senza le riforme strutturali ed una riduzione delle tasse la crisi continuerà ad espandersi perché la gente se non dispone più del denaro non lo farà girare e tutto il circuito economico si fermerà per sempre.
Se il governo continuerà a spremere quei pochi cittadini che ancora lavorano e producono ricchezza per riempire soltanto il vaso delle uscite, senza preoccuparsi di quello delle entrate, cioè del PIL, l’Italia non uscirà più dalla stagnazione economica in cui oltre alle avverse condizioni mondiali l’hanno fatta precipitare le imposizioni volute dai ministri europei ed improntate sull’altare dell’austerity.
A questo si aggiunga che è necessaria una nuova classe politica sganciata da quella che ci ha governato sinora e che non è stata all’altezza della situazione e dello svolgimento dei suoi compiti.
Purtroppo i nostri esponenti politici hanno obbedito ciecamente ai diktat della commissione europea e della BCE, concentrando ogni loro sforzo sul contenimento del deficit di bilancio e non sugli investimenti (industria, agricoltura, turismo, opere pubbliche) e sull’occupazione.
Il risultato è che anche nei prossimi anni la recessione farà sentire i suoi effetti e l’economia italiana sarà sempre meno competitiva e priva di crescita.
Il grave errore commesso dai nostri governi e da ultimo dai professori della “Bocconi”, oltre che dal suo successore, sta nel fatto di aver preferito ad una coraggiosa politica delle riforme, la consueta spremitura fiscale in danno dei soliti noti (proprietari di immobili e lavoratori).
Niente di più sbagliato in quanto le imposte in economia sortiscono l’effetto delle sostanze stupefacenti perché finiscono con lo stordire imprese e consumatori, allontanando nel contempo gli investitori internazionali.
Sarà capace la classe politica italiana invertire la rotta?
