(pubblicato su: “Il Quotidiano di Puglia”  del 30 Aprile 2005)

Esaminando la riforma costituzionale di recente approvata dai parlamentari della CDL colpiscono i numerosi aspetti destabilizzanti, come la tematica devolutiva, il rafforzamento in maniera esponenziale del potere esecutivo rispetto agli altri poteri e la riduzione dei poteri del Presidente della Repubblica, le cui tematiche meritano un approfondimento separato.

Non si può tuttavia sottacere come dall’esame dell’intero testo di revisione costituzionale appaia evidente che si sia in presenza ad una vera e propria revisione totale effettuata non da un’assemblea costituente eletta dal popolo sovrano per assolvere tale funzione, ma da una maggioranza governativa eletta con il sistema maggioritario.

Si tratta di una revisione costituzionale che mal si concilia con le previsioni di cui all’ art.138 cost. vigente prima della riforma, che prevedeva la possibilità di una modifica della Carta fondamentale, ma limitatamente a riforme circoscritte, non comportanti stravolgimenti del sistema.

Quello che la maggioranza governativa ha realizzato non è certamente una Costituzione in cui si possono riconoscere tutti gli Italiani, ma si tratta di una riforma che non ha tenuto conto delle varie culture politiche e sociali di tutto il paese.

Le Costituzioni sono fatte per durare nel tempo, ad esempio quella inglese risale al 1949, quella americana è addirittura del 1789, quella francese è del 1958.

La nostra Costituzione approvata nel 1948 e durata senza grandi sconvolgimenti fino al 2001 rischia ora di cambiare in occasione di ogni nuova legislatura e ad ogni cambio di maggioranza, creando incertezze e destabilizzazioni!

La Costituzione italiana, infatti, a distanza di appena quattro anni è stata già radicalmente modificata per due volte, dall’ulivo nel 2001 e successivamente nel 2005 dalla CDL.

In entrambi i casi le modifiche sono state approvate da un parlamento eletto con il sistema maggioritario, che non era stato investito dal popolo sovrano anche del potere di stravolgere la Carta fondamentale.

Se dovesse permanere tale andazzo non vi sarebbe più alcuna certezza per gli Italiani sulle regole fondamentali.

L’incertezza conseguente alla possibilità di innumerevoli interventi di revisione costituzionale in funzione delle maggioranze governative che vincono le elezioni politiche induce a ritenere che la riforma più urgente è proprio quella dell’art. 138 Cost.

Si rende quindi necessario rivedere in via assolutamente prioritaria la maggioranza con la quale pervenire alla revisione delle disposizioni costituzionali, dal momento che ciò serve  a creare lo strumento istituzionale più idoneo, dopo l’introduzione dell’attuale sistema elettorale, per approvare le regole fondamentali del nostro sistema costituzionale.

La recente riforma costituzionale ha invece modificato l’art. 138, abrogando il terzo comma. Tale soluzione è inadeguata e conferma la volontà di accentuazione maggioritaria degli aspetti fondamentali della nostra democrazia.

L’art. 52 del testo di revisione cost. approvato in data 23 marzo 2005 recita: “all’art. 138 della Costituzione il terzo comma è abrogato”.

E’ stata quindi abrogata la previsione in base alla quale se, nei due rami del Parlamento, si raggiunge la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti, in seconda lettura, la legge di revisione può essere promulgata, pubblicata ed entrare in vigore senza che sia possibile una pronuncia del corpo elettorale.

In questo modo, si introduce l’esclusività dell’approvazione a maggioranza assoluta delle riforme costituzionali e si abbandona del tutto la prospettiva di una ricerca del più ampio consenso parlamentare possibile per la creazione delle nuove regole fondamentali.

Se c’era una maggioranza da abolire era invece proprio quella assoluta.

Le ragioni che hanno indotto all’abolizione del terzo comma dell’art. 138 Cost., come si legge nella relazione accompagnatoria sono state le seguente: “con questa modificazione sarà sempre e comunque possibile il ricorso alla volontà popolare, in chiave confermativa, sui progetti di riforma della costituzione”.

Occorre rilevare però che la precitata abrogazione appare insufficiente ad assicurare lo scopo che si erano prefissi gli autori del progetto di revisione costituzionale, dal momento che gli stessi non hanno considerato che il referendum ex art. 138, secondo comma, non si svolge sempre e comunque, ma solo se vi sia la richiesta dei soggetti ivi indicati.

Ed ancora gli autori della proposta di revisione hanno affermato che “con il sistema maggioritario … può avvenire che la maggioranza di indirizzo possa disporre di quorum parlamentari cospicui, potendo perfino modificare la Costituzione senza rendere possibile il ricorso al giudizio degli elettori”.

Ma a parte che la possibilità del giudizio degli elettori, come si diceva sopra rimane comunque aleatoria, semmai sarebbe stato il caso di innalzare entrambe le maggioranze previste nell’art 138, non eliminare quella più alta.

Si auspica che in occasione del prossimo referendum confermativo i cittadini Italiani con la responsabilità e la saggezza che li contraddistingue sapranno respingere e fermare la iniqua modifica costituzionale approvata dall’attuale maggioranza governativa, riaffermando così la loro sovranità esclusiva.