(pubblicato sul settimanale “Il Corsivo” del 30 agosto 2008 n.33 pag.11)

L’anoressia e i disturbi dell’alimentazione in genere costituiscono una vera e propria emergenza sociale e sanitaria in tutti i paesi occidentali.

I più diffusi disturbi del comportamento alimentare sono l’anoressia nervosa e la bulimia.

Nell’anoressia nervosa c’è il rifiuto del cibo, pur in presenza di fame ed appetito, per la paura ossessiva di ingrassare.

Chi soffre di anoressia, per evitare l’aumento del peso, ricorre a una serie di comportamenti tipici come una dieta ferrea, un eccessivo esercizio fisico ed il vomito autoindotto dopo aver mangiato anche piccole quantità di cibo.

I segnali dell’anoressia sono una magrezza estrema con rifiuto di mantenere il peso al di sopra di una soglia normale, il rifiuto di ammettere la gravità delle proprie condizioni fisiologiche e la perenne insoddisfazione circa il proprio aspetto estetico.

Conseguenze collaterali dell’anoressia sono la riduzione dello zinco, la diminuzione della densità minerale ossea, l’osteoporosi, la comparsa di mal di testa e di carie dentaria, la diminuzione della capacità di concentrazione, ,la pancreatite cronica, la diminuzione dei leucociti nel sangue, la comparsa di ossessione, depressione, ansia e di disturbi della personalità, la bradicardia con aritmie cardiache, la manifestazione di malattie della pelle, l’infiammazione delle gengive e la fragilità dei capelli e delle unghie.

La bulimia nervosa è invece un disturbo dell’alimentazione dove una persona ingurgita una quantità di cibo spasmodica per poi ricorrere a diverse metodologie per non ingrassare.

Le cause del disagio psicologico connesso ai disturbi dell’alimentazione sono complesse e di varia natura, sopratutto sociale e culturale.

Cause sociali possono ricercarsi nell’ambiente famigliare, dove esiste difficoltà di comunicazione interpersonale e di espressione delle proprie emozioni; in tali casi l’anoressia costituisce una comunicazione “senza parole” alla famiglia, una forma di protesta, una richiesta di attenzione e la manifestazione di un disagio.

In altri casi il disturbo può dipendere da problemi di autostima, legati ad esperienze negative nell’ambito dei rapporti sociali, famigliari o amicali.

Un ruolo determinante e negativo è svolto dai mass media che enfatizzano la magrezza come un valore sociale positivo ed esaltano modelli estetici sbagliati, inducendo le giovani ad emulare idoli irreali per raggiungere l’ideale fornito dalle modelle ed attrici che compaiono sui giornali ed in televisione.

Che cosa è stato fatto per prevenire e combattere questa terribile e subdola malattia in continua espansione, che attualmente in Italia coinvolge più di tre milioni di persone, con le relative famiglie?

Praticamente molto poco, anche se il 3 marzo scorso aveva lasciato ben sperare il progetto Turco-Melandri volto ad affrontare i vari disturbi dell’alimentazione, che per la loro gravità e complessità, richiedono oltre ad una campagna nazionale di informazione, l’intervento di specialisti come nutrizionisti, psicoterapeuti e psichiatri.

Quale seguito ha avuto tale pregevole iniziativa?

Cosa sta facendo l’attuale governo per affrontare dalle radici il problema dei disturbi dell’alimentazione?

Che cosa fanno le strutture sanitarie per affrontare con la dovuta professionalità questa che può essere considerata la malattia del terzo millennio?

In concreto niente, se solo si pensi che nel nostro paese non esistono molti centri attrezzati, convenzionati con il servizio sanitario nazionale, con poche decine di posti a disposizione e che altri centri, sono mossi esclusivamente da fini di lucro e non della guarigione dei pazienti.

Il risultato è che tre milioni di ammalati con le relative famiglie sono abbandonati a se stessi .