La maggior parte dei politici presenti in parlamento fingono di ignorare che il potere decisionale supremo risiede sempre nel popolo. I partiti e i comitati sono enti di intermediazione, attraverso i quali i cittadini si aggregano per esprimere le proprie istanze e selezionare i loro rappresentanti e determinano la politica nazionale.
Peraltro, sotto il profilo giuridico, i partiti politici italiani, oltre ad essere dei “corpi intermedi” che colmano la distanza tra i singoli cittadini e le istituzioni, sono classificati come associazioni di fatto non riconosciute, disciplinate dagli articoli 36 e seguenti del Codice Civile. Se per un verso questo assetto garantisce loro la massima autonomia e libertà d’azione, ponendoli al riparo da ingerenze statali dirette, per altro verso, gli stessi partiti non possono essere titolari della sovranità che, piaccia o non piaccia, in forza dell’art. 1 della Costituzione appartiene soltanto al popolo.
Infatti la sovranità non può essere delegata in via definitiva o trasferita ai partiti, i quali agiscono come strumenti di partecipazione e non come detentori del potere ultimo dello Stato.
Gli apprendisti stregoni della politica continuano invece ad ignorare questi elementari concetti e a disattendere la sentenza n. 1 del 2014 della Corte Costituzionale che rappresenta un pilastro fondamentale nella tutela della sovranità popolare, perchè ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dei due meccanismi più distorsivi della legge elettorale Calderoli n. 270/2005 (il cosiddetto Porcellum): il premio di maggioranza senza soglia minima di voti e le liste bloccate lunghe.
Le leggi elettorali successive come l’Italicum, il Rosatellum e il Melonellum all’esame del parlamento, lungi dal rispettare la pronuncia della Consulta e la Costituzione continuano a conservare in capo ai partiti la sovranità callidamente sottratta ai cittadini.
Purtroppo anche la nuova legge elettorale, che appare come le altre incostituzionale, verrà approvata dalle due camere sicuramente con il ricorso alla questione di fiducia invocata ed utilizzata con il pretesto di accelerare l’iter legislativo ed evitare ostruzionismi, che nella realtà da troppo tempo usata in modo assai poco corretto per comprime il dibattito ed ogni confronto, quindi più che di prassi consolidata, potrebbe parlarsi di un vero e proprio malvezzo nel sistema parlamentare italiano.
E’ questo è il futuro riservato al nostro popolo? Credo che, se non vogliamo tornare al periodo medioevale, in cui il potere politico ed economico non apparteneva al popolo, ma era saldamente accentrato nelle mani di élite ristrette, qualcuno debba uscire dal suo comodo indifferentismo per cominciare a lottare per rivendicare il rispetto della Costituzione e con esso dei suoi diritti e della sua stessa libertà.

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