La realizzazione dell’Unione europea aveva la finalità politica dell’affermazione e della tutela dei diritti della persona all’interno degli Stati aderenti ed il mantenimento della pace.
L’ordinamento europeo prevedeva, allorchè venne realizzato, un sistema delineato dall’art. 2 del Trattato istitutivo, in cui i valori ivi enunciati sarebbero stati perseguiti attraverso l’intervento pubblico nell’economia per consentire la costruzione di un mercato che scongiurasse un eventuale conflitto armato e favorisse il pieno sviluppo dei popoli europei attraverso il vantaggio di un sistema economico concorrenziale, mediato dalla possibilità di interventi pubblici correttivi.
In realtà questo modello economico ipotizzato dai rappresentanti degli Stati nella costruzione dell’Europa non è stato poi realizzato, ma si è radicalmente modificato nel tempo.
Infatti l’economia, da strumento al servizio di un programma sociale e politico in funzione delle persone e dei valori fondamentali, ha progressivamente assunto la funzione di un sistema autonomo nei fini, nei mezzi e negli obiettivi, spesso in contrasto con quelli che erano i valori ed i principi costitutivi dell’Ue, dal momento che la persona e l’ordinato sviluppo dei popoli ha subito una prepotente invadenza e prevaricazione da parte dell’economia e di un mercato globale senza regole legato al mondo dei poteri finanziari forti.
Esempi significativi del nuovo ruolo esclusivamente economico-speculativo appaiono i fatti che hanno visto come protagonista e vittima la Grecia nel 2009, nonché, il tentativo della totale revisione della parte seconda della Costituzione italiana imposta al governo Renzi in funzione dei diktat europei e sonoramente bocciata dai cittadini italiani in occasione del referendum confermativo del 4 dicembre 2016.
Non vi è chi non veda come l’attuale ordinamento comunitario abbia superato ed abbandonato completamente ogni programma politico che ne aveva giustificato la nascita a favore di un sistema legato esclusivamente al mercato globale ed al mondo della finanza.
Dunque il significato fortemente simbolico che esprime una bandiera non ha alcun senso in relazione all’Ue, in quanto la stessa Unione altro non è che un ente simile a uno Stato, ma non è uno Stato.

I Trattati hanno dotato l’Unione di molti elementi che consentono lo svolgimento delle funzioni fondamentali di uno Stato: un apparato istituzionale, un sistema normativo ed un sistema di risoluzione delle controversie.

Sono però assenti altri elementi che caratterizzano gli ordinamenti statali ed in particolare l’Ue non dispone di strumenti coercitivi per dare esecuzione alle sue decisioni e a tal fine si deve avvalere dell’apparato esecutivo degli Stati membri, per cui viene minata l’aspirazione dell’Ue a esercitare tutte le funzioni tipiche di un ordinamento giuridico.

Non a caso, il tentativo di dotare l’Europa di una Costituzione formale naufragò nel 2004 a seguito di referendum in cui Francia (nella misura del 54,68%) e Paesi Bassi (61,06%) rigettarono il progetto di costituzione formale per l’Europa, con la conseguenza che si dovette fare ricorso al Trattato di Lisbona firmato nel 2007 ed entrato in vigore nel 2009, in cui confluirono molte delle soluzioni contenute nel progetto di costituzione, ma prive della terminologia e dei simboli costituzionali solenni.
In tale contesto una bandiera europea avrebbe trovato la sua ragione di essere in un sistema politico in cui la persona ed i valori che la contraddistinguono, fosse stata collocata al centro, come sarebbe dovuto essere nel progetto originario, ma perde ogni significato simbolico e politico se invece rappresenta, come oggi avviene, la tutela e la salvaguardia del sistema finanziario, del mercato globale e del grande capitale.
Accanto al Tricolore, quindi, non ha più ragione di sventolare la bandiera a stelle dell’Unione Europea che non può essere assimilata nel suo valore fortemente simbolico ad una bandiera che rappresenta una Stato unitario ed i valori che lo stesso ha rappresentato e tuttora rappresenta.