Il 21 dicembre 2005 venne promulgata una nuova legge per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica recante il n.270, pubblicata sulla G.U. n. 303 del 30 dicembre 2005 che ha modificato, in più parti, sia il Testo Unico delle norme per l’elezione della Camera dei deputati approvato con D.P.R. 30 marzo 1957 n. 361, sia il Testo Unico delle norme per l’elezione del Senato della Repubblica di cui al D.Lgs. 20 dicembre 1993 n. 533.  http://www.camera.it/parlam/leggi/05270l.htm

Il sistema elettorale attualmente vigente prevede un primo riparto di seggi con la formula proporzionale ed un premio di maggioranza eventuale e di entità variabile che scatta soltanto se nessuna lista o coalizione consegua più di 340 seggi alla Camera ovvero più del 55% dei seggi assegnati alla circoscrizione per il Senato, nonché, soglie di sbarramento per le coalizioni e per le liste, calcolate su base nazionale alla Camera e su base regionale al Senato.

Al momento del voto ogni elettore potrà esprimere la preferenza soltanto per il partito, senza avere la possibilità di indicare il nominativo del candidato prescelto e saranno poi eletti i candidati indicati dai partiti nell’ordine dagli stessi assegnato nelle varie liste.

Ogni decisione sulla scelta di coloro che saranno gli eletti viene quindi trasferita dal popolo sovrano (art. 1 comma 2 Cost.) alle segreterie nazionali dei partiti che allo stato sono e restano associazioni di fatto non riconosciute, prive di personalità giuridica.

Dunque la democraticità cui fa cenno l’art. 49 della Costituzione è lasciata alla discrezionalità dei partiti ed agli strumenti democratici di cui gli stessi sono capaci di dotarsi nell’attività di formazione delle liste, dal momento che l’attuale legge nulla dispone in materia di selezione delle candidature, di criteri per la scelta e di trasparenza nella formazione delle liste.

Nel sistema elettorale precedentemente in vigore, in un collegio elettorale di circa 50.000 elettori vi era 1 solo candidato per ogni coalizione, mentre con la nuova legge elettorale, in una circoscrizione, ad esempio, di 5 milioni di elettori vi saranno 50 candidati circa per ogni singola lista con la conseguenza che in presenza di liste bloccate ed in mancanza del voto di preferenza, sarà praticamente impossibile per gli elettori conoscere effettivamente la persona che eleggeranno.

Un sommario esame di alcuni degli aspetti della vigente legge elettorale ci induce a nutrire seri dubbi sulla sua conformità al dettato costituzionale. Il sistema delle liste bloccate è illegittimo in quanto: 1) Espropria il cittadino elettore della possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Il potere dell’elettore è limitato infatti alla pura e semplice approvazione o ratifica delle scelte operate dai partiti. La scelta dei candidati rimessa alle oligarchie dei partiti altera il rapporto dell’eletto con il territorio, in contrasto con le previsioni di cui agli artt.1, 49 e 67 della Costituzione.

2) Esautora i poteri e le prerogative del Presidente della Repubblica che a norma dell’art.92 cost. ha il potere di nomina del Presidente del consiglio dei ministri. Infatti la legge elettorale stabilisce che ogni partito sia nell’ipotesi in cui si presenti da solo, o che sia collegato ad altri in una coalizione, deve dichiarare il nome ed il cognome del candidato alla presidenza del consiglio, con la conseguenza che la scelta del presidente del consiglio viene pesantemente condizionata.

3) Determina una falsa competizione elettorale in quanto riconosce un premio di maggioranza (pari a 340 seggi) a quella coalizione o a quella lista che, con qualsiasi percentuale, abbia ottenuto anche un solo voto in più di ogni altro partito o coalizione, a prescindere, quindi, dal raggiungimento di una soglia minima, con la conseguenza che il sistema adottato è solo apparentemente proporzionale, non garantendo nella realtà una proporzionale ripartizione dei seggi rispetto ai voti conseguiti da ogni lista.

4) Introduce il vincolo di mandato in favore dei partiti in violazione dell’art.67 Cost., in cui si prevede che ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. L’attuale sistema elettorale ha sostanzialmente reintrodotto lo strapotere partitocratrico, dal momento che gli eletti diventano i mandatari dei partiti e rispondono, nell’esercizio del loro mandato, non più agli elettori, ma direttamente ed esclusivamente a chi li ha inseriti nelle liste bloccate dei candidati in posizione privilegiata rispetto ad altri. Quindi il mandato dei membri del Parlamento non viene più esercitato in rappresentanza della Nazione, ma solo in rappresentanza del partito che lo ha espresso, con vincoli stringenti nei confronti del partito stesso, in palese contrasto con il dettato costituzionale. Se a ciò si aggiunge che, per essere inseriti nelle liste, i candidati certamente devono versare i loro contributi per le spese elettorali del partito, la conclusione logica sembra quella di ritenere reintrodotto l’antico sistema dell’acquisto delle cariche pubbliche come avveniva nella Francia dell’epoca antecedente alla rivoluzione del 1789.

E’ assolutamente necessario che i cittadini acquistino consapevolezza dei gravissimi pericoli insiti nell’attuale legge elettorale che non sono soltanto quelli paventati cui si è fatto cenno, ma che si riverbereranno sul futuro operato dell’eleggendo parlamento e del governo che sarà designato dopo nuove elezioni, con grave preoccupazione per i pericoli di svolte autoritarie.

Il governo Prodi ne è stato un recente esempio, atteso che, accecato dalla brama di conservare il potere conquistato per una manciata di voti e con il premio di maggioranza, non ha avvertito, né inteso percepire la necessità di ripristinare le regole democratiche.

E’ pertanto prioritario, prima di affrontare nuove elezioni, un governo istituzionale di breve durata, con la più ampia partecipazione di tutte le forze rappresentate in Parlamento, che abbia il compito esclusivo di modificare la legge elettorale per scongiurare l’inquietante possibilità, nell’eventualità di nuove elezioni con la legge attualmente vigente, che i parlamentari eletti , o meglio cooptati, si trasformino ancora una volta in clienti dei partiti e loro vassalli, il Parlamento in una sorte di aggregazione di feudi con al suo vertice un principe ereditario, circondato da un gruppo di fedeli baroni, ciascuno di loro con i rispettivi valvassori e valvassini.

Nessun esponente politico autenticamente democratico può rimanere inerte ed acritico in questo periodo così delicato ed inquietante per la nostra democrazia.

Questo è il momento in cui ognuno deve operare le sue responsabili scelte e schierarsi in favore della difesa dei diritti democratici, indipendentemente dalla propria appartenenza politica e/o partitica, superando quindi le ormai obsolete categorie della sinistra e della destra, che con la caduta delle ideologie non rappresentano più niente.