La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha formalmente chiuso la porta a qualsiasi alleanza politica o elettorale con il Generale Roberto Vannacci e il suo movimento, Futuro Nazionale.
In un’importante intervista rilasciata al quotidiano Il Foglio, la premier ha ribadito con fermezza le proprie posizioni, delineando confini ideologici netti:
I paletti invalicabili sulla politica estera: Meloni ha chiarito che l’atlantismo e il sostegno militare all’Ucraina rimangono linee di principio non negoziabili per Fratelli d’Italia e per l’intera coalizione di governo. Ha escluso categoricamente intese con chi manifesta posizioni vicine al Cremlino o contrarie agli aiuti a Kiev, inviando un chiaro avvertimento anche agli alleati interni (in particolare a Matteo Salvini).
La metafora del “Mago di Oz”: Liquidando la figura di Vannacci sul piano strutturale e d’immagine, la premier lo ha paragonato al celebre personaggio del Mago di Oz, definendolo un uomo che proietta un’immagine gigante ma priva di reale consistenza politica.
In politica in genere non si chiude la porta al dialogo e al confronto a nessuno, peraltro, la caduta del Muro di Berlino nel 1989 ha segnato la fine del cosiddetto “secolo breve” e la crisi delle grandi ideologie novecentesche, spingendo la politica moderna verso un approccio più pragmatico e orientato al dialogo. Il reale scontro dei nostri giorni è quello tra neoliberismo globalista totalitario da una parte ed umanesimo, tutela dei diritti e sovranismo sociale dall’altra. In Italia, come in Europa, il potere è gestito da una oligarchia autoreferenziale. Infatti l’Europa, che è solo una unione economica con ambizioni a divenire una guida politica, ha un alto deficit di democrazia, dal momento che il parlamento europeo, unico al mondo, non legifera e ogni decisione viene adottata da una commissione di nominati. In Italia. l’attuale governo è sorretto da una maggioranza parlamentare assegnatale in forza di un premio di maggioranza consentito da una legge elettorale incostituzionale, ma quella maggioranza, formata da nominati dei partiti, non rappresenta la maggioranza degli italiani. Ora addirittura si sta lavorando sull’introduzione di finte preferenze nelle liste elettorali con i capilista bloccati e si vorrebbe elevare il numero delle firme necessarie per la partecipazione alle elezioni politiche dei partiti e delle formazioni politiche non rappresentati in parlamento. A me pare questo sarebbe l’atto finale per consolidate una dittatura iniziata da Berlusconi con la legge 270/2005 predisposta su suo incarico da Calderoli e passata alla storia come “porcellum”. Dobbiamo prendere atto che dal 2006, con una determinazione bipartisan, la sovranità è stata sottratta ai cittadini e trasferita ad associazioni di fatto non riconosciute quali sono i partiti.
Di fronte a un rischio di oligarchizzazione del potere, il dialogo tra forze politiche anche distanti diventa indispensabile per la tutela delle regole del gioco democratico (leggi elettorali equilibrate, diritti di partecipazione, difesa della Costituzione) proprio perché il confronto costituisce un terreno comune che deve precedere e superare la normale alternanza tra destra e sinistra.

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