
Il sovraffollamento carcerario è una delle maggiori criticità che affliggono il sistema penitenziario italiano ed è un problema che va affrontato immediatamente, data la drammaticità della situazione e le condanne subite dall’Italia dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per violazione dei diritti fondamentali dei detenuti.
Le misure da adottare includono non soltanto la realizzazione di nuove strutture edilizie, ma un adeguato aumento del personale penitenziario, l’applicazione di misure alternative al carcere per reati minori e l’introduzione di meccanismi per ridurre il numero di persone in entrata e favorire l’uscita anticipata dei detenuti.
Il problema del sovraffollamento carcerario purtroppo sta diventando una vera e propria emergenza ad alto rischio, soprattutto per l’eccessivo aumento delle morti in carcere.
Le autorità preposte dovrebbero preoccuparsene e adottare, con l’urgenza massima che la situazione impone, misure efficaci che pongano fine al sovraffollamento e possano prevenire ulteriori maggiori conseguenze pregiudizievoli.
Pur costituendo l’aumento esponenziale della popolazione carceraria il fattore principale che determina i maggiori disagi negli istituti penitenziari, fino a divenire un drammatico problema nazionale, non tutti sono però capaci di capire quanto la situazione sia grave.
La dignità dei detenuti e la sicurezza della società dipendono molto dalla capacità di affrontare questa sfida in modo efficace e tempestivo.
Non sembra che l’attuale governo con la sua maggioranza parlamentare voglia affrontare con efficacia e determinazione tale problema, dal momento che si parla soltanto della realizzazione di nuovi luoghi di detenzione, o con l’ampliamento degli istituti penitenziari e dei posti letto.
In base agli elementi forniti dallo stesso Ministero della Giustizia, aggiornati al 30 aprile 2025, i detenuti presenti negli istituti penitenziari italiani sono 62445, con un esubero di ben 11153 presenze, rispetto ad una capienza regolamentare di 51292 posti.
In via di mera ipotesi in qualche carcere potrebbe anche non verificarsi un sovraffollamento, ma il dato sarebbe comunque erroneo, se si tiene conto soltanto del numero dei posti disponibili rapportato al numero dei reclusi.
Infatti, si deve considerare che in ogni istituto penitenziario vi sono varie sezioni dove sono detenute differenti categorie di persone, alcune nelle sezioni destinate ai servizi sanitari, altre in quelle femminili, altre ancora in quelle disciplinari, che potrebbero essere tutte occupate solo parzialmente, mentre in tutte le altre sezioni si verificano inevitabilmente situazioni di sovraffollamento.
Lo Stato italiano calcola la capienza dei suoi istituti penitenziari in base al criterio di 9 mq per una cella singola più 5 mq per ogni persona in più. Questo è un parametro superiore sia a quello considerato dal Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d’Europa, di 6 mq per una singola, più 4 mq per una doppia, che a quello minimale di 3 mq per persona indicato dalla Corte Europea dei Diritti Umani.
Mi auguro che le istituzioni non continuino a far finta di niente e acquisiscano contezza della realtà delle cose al fine di adottare l’unica scelta possibile che è quella dell’immediato svuotamento delle carceri, senza naturalmente trascurare il progetto del Piano Carceri, approvato il 22 luglio 2025, che prevede, con la collaborazione del Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, Marco Doglio, 60 interventi edilizi, tra nuove costruzioni e ristrutturazioni, per realizzare quasi 10.000 nuovi posti entro il 2027, con un investimento complessivo di 750 milioni di euro per attuare quanto disposto dal DL 92/2024.
Il problema va risolto oggi e non nel 2027 o, come sempre accade quando si tratta di realizzare opere pubbliche, negli anni successivi, o, peggio sine die, in un tempo indeterminato e indefinito.

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