La certezza del diritto

Riflettendo sulla mia vita dedicata prevalentemente al diritto, alla difesa di quanti voce non hanno e agli approfondimenti giuridici e processuali, intendo condividere queste brevi riflessioni.

Devo confessare che, dopo oltre 50 anni di professione forense, sono sempre più convinto che in Italia non esiste alcuna certezza del diritto.

Il cittadino comune in genere, a parte una morbosa attenzione verso i processi mediatici che si svolgono in televisione, è portato ad approfondire gli aspetti che riguardano la questione giustizia soltanto quando ne viene coinvolto personalmente e deve affrontare un processo civile, amministrativo o penale.

E solo in quel momento ha la consapevolezza che in Italia la giustizia non funziona e che troppo ampio è il potere interpretativo della legge, di cui il magistrato è diventato il protagonista, per cui non vi è la certezza del diritto.

L’art.101, 2 co. della Costituzione stabilisce che la legge governa e prevale sul volere dei magistrati, ciò significa che i magistrati non possono discostarsi dal dettato normativo.

Invero, il potere interpretativo può sussistere solo come ultima ratio, ossia quando una controversia non possa essere decisa sulla base di una precisa disposizione normativa. 

Ed anche in tal caso il giudice deve sempre fare ricorso in primis a disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe e, se vi sono ancora margini di dubbio deve attenersi ai principi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato.

Non di rado avviene che l’attività interpretativa del magistrato si sostituisce alle volontà e al dettato del legislatore, per cui la libertà di interpretazione sfocia nell’arbitrio.

Naturalmente occorrerebbe che ogni legge fosse scritta in modo tale da essere compresa da tutti i cittadini e non solo dagli addetti ai lavori, ma purtroppo non è sempre così.

Lasciando spazio alla interpretazione delle leggi, come da tempo sta avvenendo in Italia, si va incontro ad effetti pericolosi e devastanti: in primo luogo l’incertezza del diritto, che determina l’impossibilità per il cittadino di prevedere l’esito di un giudizio ed ancora, cosa ancor più grave, l’arbitrarietà di una pronuncia del giudice frutto di mera interpretazione.

L’attività interpretativa del magistrato dovrebbe concentrarsi nella disamina dei fatti di causa e del risultato dell’istruttoria.

Quindi la prima regola su cui si fonda la certezza del diritto è quella che le norme si applicano e non si interpretano e che ogni cittadino deve poter comprendere le leggi senza bisogno di un interprete.


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