Il ruolo dei partiti politici è fondamentale per l’esercizio della democrazia, come si evince dalla lettura dell’art. 49 della Costituzione in cui è scritto: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.”

Infatti gli unici meccanismi di partecipazione politica e di cittadinanza attiva esistenti nelle moderne democrazie consistono nel diritto e nella facoltà dei cittadini di associarsi liberamente in partiti per partecipare alle elezioni e concorrere quindi con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Soltanto attraverso la via politica a loro disposizione i cittadini hanno la possibilità di far sentire la loro voce e contribuire a cambiare la realtà.

Le elezioni rappresentano quindi lo strumento più importante di partecipazione politica dei cittadini, perché attraverso le elezioni si seleziona la classe politica che dovrà assumersi la responsabilità delle decisioni politiche nell’interesse generale di tutti i cittadini ad ogni livello, locale, regionale, nazionale ed europeo.

Chi non partecipa alle elezioni protegge evidentemente interessi estranei ad un ordinamento democratico e favorisce la classe politica al potere, dal momento che con l’astensionismo si rinuncia a qualsiasi cambiamento e si preferisce lasciare le cose come stanno.

Sostanzialmente il cittadino che si limita a protestare e non partecipa alle competizioni politiche accetta supinamente il ruolo di un suddito e come tale è destinato a subire passivamente ogni ingiustizia senza avere mai alcuna possibilità di determinare un cambiamento.

Dopo la caduta del muro di Berlino, l’implosione dell’Urss, il superamento delle ideologie, in concomitanza con i massivi interventi del pool di magistrati milanesi, paladini del bene, passati alla storia col nome di “Mani pulite”, i quali attraverso le indagini a tappeto su quanti avevano commesso l’infamante reato di aver preso i soldi per il partito e all’insegna dei teoremi del “non poteva non sapere”, liquidarono una intera classe politica che certamente aveva avuto dei demeriti, ma almeno era preparata, aveva il senso dello Stato ed aveva sempre operato salvaguardando gli interessi nazionali, si prospettò il vuoto politico più assoluto e l’assenza di una alternativa agli ex comunisti già pronti ad occupare da soli il potere.

Non va sottaciuto che per raggiungere questa vera e propria rivoluzione copernicana, il Pool milanese rispolverò metodi del processo inquisitorio di origine medioevale in cui era usata la tortura fisica sull’indagato, sostituendola però con quella psicologica dello strumento della carcerazione preventiva.

Fu così che tutti i partiti, ad eccezione degli del Pds (già Pci), dei Pr e del Msi, vennero eliminati dallo scenario politico e fu aperta la strada alla seconda repubblica dove i partiti divennero dei meri contenitori, senza ideologie, con programmi simili tra loro che avevano tutti un unico fine, quello di occupare posti di potere, di conservarlo e di consolidarlo.

Non vi è chi non veda come sia una scelta ed una tattica perdente quella di continuare a non partecipare alla vita politica e di astenersi dal voto.

Simili comportamenti agevolano tutti i partiti organizzati sul territorio che fingono di litigare, ma sono sodali e si avvicendano al potere.

Non dovrebbe sfuggire a chi sa far di conto che diminuendo il numero dei votanti rispetto agli aventi diritto al voto, aumenta la percentuale raccolta dai partiti che presentano le liste ed i loro candidati in occasione di ogni elezione con la conseguenza che una maggioranza uscita da una minoranza di voti espressi complessivamente, rispetto al totale degli aventi diritto al voto, è destinata a vincere ogni elezione e perpetuare così un potere senza fine.

Tutti i cittadini di ogni età dovrebbero rileggere quello che il padre costituente Piero Calamandrei disse il 26 gennaio 1955 in occasione di un celebre discorso agli studenti milanesi a proposito di elezioni: “Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946: questo popolo che da 25 anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori – il caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi. Ricordo – io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui – queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese”.

Ed ancora: “Una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è una malattia dei giovani. ”La politica è una brutta cosa”, “che me ne importa della politica”, quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: “Ma siamo in pericolo?”, e questo dice: “Se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda”. Allora lui corre nella stiva svegliare il compagno e dice: “Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda!”. Quello dice: ” Che me ne importa, non è mica mio!”.

Questo è l’indifferentisno alla politica.

E’ così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi alla politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante cose belle da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso diasfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.”

Superate le ideologie, occorre abbandonare ogni impostazione post-ideologica, che non risponde ad alcuna esigenza reale delle persone e non fa che allontanare i cittadini dai palazzi del potere.

Per questo, bisogna restituire la giusta importanza ad una diversa politica ispirata da sani ideali e da valori non negoziabili, smettendola di attribuire un valore esclusivamente negativo al concetto di ideologia.

Senza ideali fondati su solide basi etiche, infatti, non saremmo neanche in grado di dare un senso alla nostra esistenza, né di avere una prospettiva per il futuro.

Saremo capaci di dare, tutti insieme, il nostro contributo alla vita politica e a difendere fattivamente la nostra ormai debole democrazia e con essa la stessa libertà?