Viviamo in un’epoca di forti tensioni geopolitiche, economiche e culturali.

L’attuale fase di transizione di cui si sente parlare pone numerosi interrogativi sul futuro della democrazia e della sovranità popolare rispetto alle logiche delle multinazionali.

Vi è un ampio dibattito sulla natura del capitalismo contemporaneo e sulla direzione che ha intrapreso la società globale.

Molti sociologi ed economisti concordano sul fatto che l’odierna globalizzazione abbia determinato una profonda mutazione del sistema economico, accentuando il peso delle multinazionali.

Rispetto al capitalismo dell’Ottocento, il sistema contemporaneo è definito iper-capitalismo o il capitalismo delle piattaforme in cui il valore viene generato sempre più da transazioni finanziarie e speculazioni, è un nuovo capitalismo che si distacca dall’economia reale e dalla produzione di beni materiali.

Gli individui vengono ormai ridotti a consumatori e a “dati” da analizzare e monetizzare, specialmente nel mercato digitale.

I grandi gruppi tecnologici e transnazionali esercitano un’influenza globale che a volte supera i confini e la sovranità dei singoli Stati.

La percezione di trovarsi in un’epoca di transizione si scontra però con diverse visioni sul futuro dell’essere umano e della società.

Il Transumanesimo, da molti idolatrato ed esaltato, che promuove l’uso delle tecnologie come l’intelligenza artificiale, l’ingegneria genetica e la cibernetica per migliorare le capacità fisiche e cognitive umane, con l’obiettivo finale di sconfiggere l’invecchiamento e raggiungere l’immortalità, solleva per le persone pensanti inquietanti perplessità.

Infatti il transumanesimo non può essere rappresentato come una opportunità per liberare l’uomo dalla sofferenza, dalle malattie e dal limite biologico della morte, ma finisce col pervenire ad una unione simbiotica tra mente umana e macchina.

Per altro verso, esistono fondate preoccupazioni che il Transumanesimo generi disuguaglianza sociale, dal momento che le nuove tecnologie sarebbero accessibili solo a una ristretta élite.

Con l’attuazione del transumanesimo si perderebbe l’essenza stessa dell’umanità ed è per questo che si avverte la necessità di promuovere invece un “nuovo umanesimo” che ponga la tecnica sempre al servizio dell’uomo.

Nel pensiero unico dominante in questo periodo transitorio predomina l’ideologia Woke che in teoria promuoverebbe una maggiore inclusività e attenzione alle disuguaglianze sistemiche e alle istanze di integrazione economica, ma non è proprio così, perché vi è il pericolo che il pensiero Woke sfoci in intolleranza, soffochi il libero pensiero e generi nuove forme di discriminazione.

Infatti nell’ideologia Woke il dissenso non viene accolto mai come spunto di dibattito, ma trattato con ostracismo, portando all’isolamento sociale o lavorativo chi esprime opinioni divergenti.

Ma fortunatamente c’è anche chi, come fa con determinazione il Generale Roberto Vannacci con il suo giovane partito Futuro Nazionale, avverte il bisogno di difendere i valori tradizionali e l’identità dei popoli contro l’omologazione culturale causata dal globalismo e dal pensiero unico.

In sintonia con la difesa dei valori, della tradizione e della identità, è anche in corso un acceso dibattito politico sul ritorno a forme di sovranità nazionale e su un intervento più incisivo dello Stato nell’economia, per tutelare i cittadini dalle disuguaglianze generate dal mercato globale.

Nel mondo contemporaneo la definizione neoliberismo ha sostituito il capitalismo, la globalizzazione ha sostituito l’imperialismo, il mondialismo ha sostituito il colonialismo, divenuto tratta di esseri umani ed infine sono stati introdotti nuovi assetti politici- economici, come l’Unione europea (Ue), privi di democrazia, di cui fanno parte Stati, ormai svuotati della sovranità nazionale.

E’ questo il futuro che sognavamo e volevamo per noi e per i nostri figli?

Certamente no e mai avremmo potuto immaginare che invece una cricca di opportunisti e traditori degli interessi nazionali avrebbe elaborato a nostra insaputa e contro la nostra volontà un sistema sociale, economico e politico privo di democrazia, autonomia, indipendenza, sovranità nazionale e libertà!

Noi che non crediamo nei dogmi ideologici di natura economico-finanziaria, che non siamo seguaci in modo acritico del pensiero unico e che non intendiamo consegnare questo obbrobrio a chi verrà dopo di noi, abbiamo il dovere di agire, di organizzarci e di lottare senza tregua per difendere i nostri valori identitari e per rivendicare e riconquistare tutti i nostri diritti, che ovviamente vanno coniugati con i doveri, insieme a tutte le nostre libertà.

Dobbiamo farlo perhè, come affermò quel valoroso Magistrato che risponde al nome di Giovanni Falcone, il vero coraggio è quando non vedi nessuno vicino a te. Allora devi partire da solo. E poi magari ti volti indietro e trovi qualcuno che ti segue e poi si unisce.

Abbiamo il dovere di agire, anche se tutto ci è contro, perché, come diceva Giovanni Falcone, chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola!


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