Le pregnanti ragioni del SI

Io voterò SI perché la separazione delle carriere tra il pubblico ministero, inquirente e rappresentante dell’accusa, e il magistrato giudicante costituisce un passaggio obbligato sia per effetto della riforma del codice di procedura penale del 1988, che in relazione a quel giusto processo previsto in Costituzione dall’art.111 che vede accusa e difesa collocate su un piano di parità, formale e sostanziale, dinanzi ad un giudice terzo e imparziale.

Non vi è alcuno dei pericoli paventati dai sostenitori del NO in quanto pubblici ministeri e giudici faranno sempre parte dell’ordine della magistratura e rimarranno autonomi e indipendenti, come è previsto dall’art.104 della Costituzione.

Lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura non intaccherà in alcun modo autonomia e indipendenza e la creazione di Una Alta Corte di disciplina rafforzerà la terzietà di chi dovrà pronunciarsi sulle violazioni disciplinari di un magistrato.

Infine l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti dei due CSM garantirà la sottrazione dei singoli magistrati a qualsivoglia possibile condizionamento o potenziale influenza delle correnti.

In un precedente video ho sottolineato come il referendum costituzionale confermativo su cui siamo chiamati a votare riguardi l’ordinamento giudiziario, per cui è errato parlare di questo referendum come se si trattasse della riforma della giustizia.

Infatti la riforma della giustizia dovrebbe riguardare un mutamento radicale del nostro sistema processuale, materia su cui nessun governo o parlamento ha mai osato cimentarsi.

Mi riferisco anzitutto alla necessità di introdurre una nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati che, nella versione attualmente in vigore, risalente al 1988 e lievemente modificata nel 2015, ha sostanzialmente garantito ad ogni magistrato che sbaglia una vera e propria impunità.

Penso poi ad una riforma strutturale ed organica dei codici di diritto processuale penale e civile, ed ancora alla soppressione dei Tribunali amministrativi, del Tribunale dei minori e delle Corti di giustizia tributaria, con la contestuale istituzione di sezioni specializzate del giudice ordinario civile, disciplinate da un unico rito processuale.

Penso ad un unico processo telematico e ad una semplificazione delle norme vigenti che dovrebbero essere chiare e comprensibili per tutti, per garantire effettivamente la certezza del diritto.

Fatta questa premessa, tornando al tema oggetto del prossimo referendum costituzionale, il quesito cui siamo chiamati a pronunciarci è il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025

Qualcuno, in malafede o per ignoranza sul contenuto della legge soggetta a referendum, ha prospettato scenari apocalittici che deriverebbero dalla separazione delle carriere dei magistrati requirenti da quelli giudicanti.

In realtà nel testo della legge le due figure continuano a restare autonome e indipendenti, entrambe garantite dall’art.104 della costituzione e sottoposte, come è attualmente, alle norme dell’ordinamento giudiziario.

Quella varata dal nostro parlamento è dunque una riforma dell’Ordinamento Giudiziario che il legislatore avrebbe dovuto approvare già quando con il D.P.R. 22 settembre 1988 n.447, entrato in vigore il 24 ottobre 1989, è stato modificato il codice di procedura penale con l’introduzione del processo accusatorio.

Peraltro, successivamente alla entrata in vigore nel nostro ordinamento del nuovo codice di procedura penale, il parlamento, con legge costituzionale n. 2 del 1999, ha sancito nell’art.111 della Costituzione il principio del giusto processo regolato dalla legge e del contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti ad un giudice terzo e imparziale.

In tale contesto, la separazione delle carriere tra pubblico ministero e giudice è conseguenziale, costituisce un passaggio obbligato, proprio perché per la garanzia sancita in Costituzione del giusto processo accusa e difesa devono essere collocate su un piano di parità, formale e sostanziale, dinanzi ad un giudice terzo e imparziale.

Concludo questo secondo appello auspicando un consenso convinto e ragionato affinché prevalga il SI.

La vittoria del SI potrebbe essere il volano per successive riforme, questa volta in funzione del servizio giustizia che costituisce un diritto che riguarda ognuno di noi quando siamo coinvolti in un processo e nello stesso tempo un obbligo per lo Stato che deve renderla attraverso i magistrati che, non dimentichiamolo, sono anche dei funzionari dello Stato.

Il mio invito dunque è quello di un compatto e convito consenso in favore del SI.


Una risposta a “Le pregnanti ragioni del SI”

  1. Avatar Savino Vantaggiato
    Savino Vantaggiato

    Ineccepibili considerazioni e riflessioni. Grazie Alfredo

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