Spesso nei miei interventi pubblici parlo di “politica corsara” e poiché mi vengono richiesti dei chiarimenti, illustro il concetto che ho in mente con tale definizione.

Occorre premettere che negli ultimi due decenni, dopo l’introduzione della legge elettorale n. 270 del 21 dicembre 2005, meglio conosciuta come legge “Calderoli” o “Porcellum”, che introdusse il premio di maggioranza e le liste bloccate gestite dalle segreterie nazionali dei partiti, il sistema politico italiano è mutato profondamente in quanto dalla sua entrata in vigore il potere sovrano di scelta dei rappresentanti in Parlamento, appartenente ai cittadini, è stato inopinatamente trasferito ai partiti che sono soltanto delle “associazioni di fatto non riconosciute” non perché lo Stato non le riconoscerebbe, ma perché nessun partito, per ovvie ragioni, ha mai chiesto il suo riconoscimento giuridico.

La Corte Costituzionale con sua sentenza n.1/2014 ne dichiarò l’incostituzionalità, ma tutti i governi che si sono succeduti e con essi i titolari del potere legislativo non hanno ritenuto di modificarne il contenuto sostanziale, eliminando le parti incostituzionali rilevate dalla Consulta, che non conciliano la “rappresentatività” con la “governabilità”, ma anzi hanno approvato successivamente nuove leggi elettorali del tutto simili al “porcellum”.

Eppure la Consulta aveva chiarito che «le funzioni attribuite ai partiti politici dalla legge ordinaria al fine di eleggere le assemblee – quali la “presentazione di alternative elettorali” e la “selezione dei candidati alle cariche elettive pubbliche” – non consentono di desumere l’esistenza di attribuzioni costituzionali, ma costituiscono il modo in cui il legislatore ordinario ha ritenuto di raccordare il diritto, costituzionalmente riconosciuto ai cittadini, di associarsi in una pluralità di partiti con la rappresentanza politica, necessaria per concorrere nell’ambito del procedimento elettorale, e trovano solo un fondamento nello stesso art. 49 Cost.».

Purtroppo, anche la vigente legge elettorale sottrae ai cittadini, elettori attivi, la possibilità di scegliere i propri rappresentanti nel parlamento, dal momento che il loro potere è limitato alla pura e semplice approvazione o ratifica delle scelte precedentemente operate, senza alcuna regola, dai partiti che collocano i candidati in liste bloccate.

La scelta dei candidati rimessa alle oligarchie dei partiti inoltre altera il rapporto dell’eletto con il territorio, in contrasto con le previsioni di cui agli artt.1, 49 e 67 della Costituzione.

E’ evidente che l’arbitraria ed incostituzionale determinazione di stravolgere il precedente sistema elettorale, che comunque manteneva un criterio di democraticità e garantiva il rispetto della Carta Costituzionale, fu frutto, come continua ad esserlo tutt’oggi, di un accordo bipartisan tra tutti i partiti rappresentati in parlamento e di una sorta di Conventio ad excludendum di nuove formazioni politiche, sotto la spinta spasmodica di una caparbietà nella conservazione e perpetuazione del  potere sine die.

Per effetto di tale anomalia e forzatura costituzionale sono aumentati disaffezione e disinteresse del cittadino verso la politica e si è ridotta di molto la qualità, la cultura ed il senso dello Stato della attuale classe politica italiana.

Per effetto di tali gravi criticità del sistema si è quindi affacciata prepotentemente nella scena una “politica corsara” che ha caratteristiche peculiari diverse in quanto consente una rapida affermazione di forze politiche nuove che non hanno radicamento sul territorio, né strutture locali.

A questa novità ha fatto seguito una grande volatilità dell’elettorato, pronto a migrare da una parte all’altra, una tendenza a preferire la politica sbandierata e la scelta di pochissimi temi da utilizzare come messaggio politico di comunicazione.

La politica corsara, che ha bisogno di attrarre consenso immediato, in genere non è interessata alle politiche di lungo periodo, ma si limita ad interventi che possano soddisfare gli interessi immediati degli elettori.

Secondo la visione politica corsara, una nuova forza politica che vuole attirare consensi ed ambire ad una futura vittoria in uno Stato democratico in cui i diritti e doveri siano sempre congiunti tra loro, dovrà fare molta attenzione, a qualsiasi supremazia e classe sociale essa appartenga ed avere chiaro il concetto che ogni preminenza necessita dei pesi e contrappesi, tutti strumenti importanti per una autentica democrazia.

Negli ultimi anni si comincia a parlare sempre più frequentemente di “sovranismo”, ma il termine più adatto è “indipendenza”. Una indipendenza che non può essere solo politica, ma anche economica ed energetica.

Il movimento politico Indipendenza, guidatoda Gianni Alemanno, ha introdotto ed unito, con un tocco geniale, i due termini.

Al riguardo non si può però dimenticare che il precursore della indipendenza energetica, economica e quindi politica è stato un grande italiano, Enrico Mattei protagonista del miracolo economico del dopo guerra e vessillo di una riscossa nazionale, che nella sua visione politica voleva un’Italia libera, ribelle al gioco anglo americano ed attenta in concreto ai problemi sociali.

Per raggiungere i suoi obiettivi Mattei adottò proprio una politica corsara.

Come è noto, il corsaro è un pirata legittimo, cioè autorizzato dal suo sovrano (l’Italia nel caso di Mattei) alla guerriglia nei mari, un condottiero che combatte per la propria Patria.

Enrico Mattei impersonava il ruolo di un corsaro moderno al servizio dell’Italia per conquistare un posto di rilievo e di prestigio nell’industria petrolifera mondiale, ma la sua azione ed il suo sogno furono fermati nel cielo di Bascapè (Pavia) il 27 ottobre 1962 da una bomba collocata sull’aereo dell’Agip, un Morane Saulnier 760, su cui il Presidente dell’ENI viaggiava, insieme al pilota Irnerio Bertuzzi e al giornalista americano William McHale.  

Nell’attuale scenario politico italiano per un partito nuovo, come Indipendenza, piccolo, privo di risorse economiche, mal tollerato dai partiti tradizionali ed ignorato dai media, nonostante i fini nobili e condivisibili che si possa prefiggere, i suoi programmi aperti al sociale, se vuole aspirare alla crescita non potrà che adottare una politica corsara.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *