(pubblicato su “LA TRIBUNA DEL SALENTO”  del  17 Gennaio 1969)

L’uomo contemporaneo presenta delle caratteristiche ben definite e abbastanza comuni: l’aver perso di vista, senza rendersene conto, i parametri spirituali, cui riferire ogni sua azione; egli si rivela dunque insofferente verso ogni forma di disciplina interna ed esterna, privo di un proprio carattere ed incapace di tenere fede alla parola data.

Il suo comportamento, ogni sua azione non è più determinata da un profondo convincimento interiore, ma dalla convenienza contingente o dal conformismo più radicato.

Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio annullamento di ogni volontà individuale: è l’esterno che agisce sull’interno.

L’uomo medio dei nostri tempi si trova privato di ogni capacità critica, necessitato nelle sue azioni, tutto dominato dagli istinti e dalle necessità materiali che se pur non possono essere messe da parte, non devono da sole occupare la coscienza di ogni individuo.

Non si può negare che accanto ai bisogni prettamente materiali esistono dei bisogni altrettanto primari, quelli dello spirito.

Non si deve fare questione di priorità degli uni sugli altri, tanto meno si può parlare degli uni ignorando l’esistenza degli altri, ma è indispensabile cogliere il punto di giusto equilibrio che consentirà agli uni di coesistere cogli altri.

Il bisogno è qualsiasi sensazione spiacevole che deve essere eliminata; orbene nella stessa misura con la quale nutriamo il nostro corpo quando il bisogno essenziale di mangiare si fa sentire, in quella stessa misura è necessario nutrire il nostro spirito, arricchirlo di valori e beni tipicamente spirituali per uscire una volta per sempre da quella aridità, da quella perenne incoscienza, da quella generale crisi di valori nella quale siamo precipitati da molto tempo.

L’attuale società, sensibilizzata dai principi che si diffusero con la rivoluzione francese e che furono portati alle naturali conseguenze dalla rivoluzione bolscevica, è a poco a poco sprofondata in una completa decadenza spirituale.

In tale società l’economia perde la sua precipua funzione di strumento per trasformarsi nel fine ultimo al quale tutto viene subordinato.

Ogni istanza racchiude soltanto un contenuto economico; l’individuo ottiene una serie di diritti puramente astratti e nominali. L’uomo comune di fronte a questa situazione che si è formata nella società in cui vive perde sé stesso, la propria intima natura, dimentica di avere una coscienza, delle esigenze spirituali individuali, guarda verso il suo simile solo come mezzo attraverso cui soddisfare ogni bisogno materiale.

Eppure il senso di una coscienza critica, svincolata da qualsiasi necessità biologica non è mai scomparso in tale tipo di uomo, ma si trova in uno stato di forzata sonnolenza, relegato in un angolo del suo animo, ma sempre pronto a destarsi e a riprendere il proprio posto.

Soltanto con il risveglio di una coscienza critica si farà sentire il bisogno di chiedersi se le impostazioni esistenti sono anche giuste; se i moventi economici-materialistici sono gli unici a dover guidare le azioni di ogni uomo; se tutti gli uomini in senso assoluto sono veramente uguali gli uni agli altri, o se invece sono presenti in ogni uomo delle caratteristiche che contraddistinguono la individualità in una persona da quella di un’altra.

Queste caratteristiche distintive esistono; la storia ci insegna che sono i piccoli io, (cioè i singoli individui con le loro singole personalità, con le loro azioni coscienti e responsabili) i quali chiedono ed hanno sempre bisogno della cooperazione di tutti gli altri uomini, a contribuire in modo determinante al divenire storico.

Cosa deve fare l’uomo per ritrovare se stesso?

Deve rientrare in sé, riacquistare la libertà di pensiero e di azione attraverso una attiva e responsabile presa di coscienza di quella che è la sua più intima natura, abbandonando quindi il facile ruolo di chi vende il proprio pensiero al migliore acquirente, giustificando il fatto attraverso i soliti bisogni biologici.

Solo attraverso una presa di coscienza individuale prima e collettiva in un secondo momento, potranno essere recuperati quanti hanno perso una parte di se stessi e sono vittime inconsapevoli ed involontarie di questa tremenda realtà e speculano sulle loro necessità e sui loro bisogni materiali per raggiungere fini ben diversi da quelli che ipocritamente proclamano di volere.

Costoro che si atteggiano a paladini di ogni sfruttato, proprio costoro sono in realtà gli sfruttatori di quelli che dovrebbero essere invece i loro protetti, in quanto vedono negli stesi un mezzo, mai un fine.

Una presa di coscienza dunque ed una conseguente responsabilità personale in ogni azione potranno aiutare l’uomo a ritrovare se stesso, memori che i popoli ricevono dalla storia la loro giusta sentenza, perché la storia del mondo è il tribunale del mondo.