Il 18 marzo 1983 moriva in esilio in una clinica di Ginevra (Svizzera) Umberto II, l’ultimo Re d’Italia.
Enzo Tortora, unico giornalista italiano presente ad Hautecombe per seguire in diretta per conto di Rete 4 il funerale, nel corso della sua cronaca ebbe a registrare con visibile emozione quanto percepito: “Non si può cancellare la storia, non si può epurare la storia, io registro questa testimonianza di affetto”.
Riporto inoltre un passaggio del discorso, pronunciato dal Re il 24 giugno 1966, ai numerosi Italiani che erano giunti con la nave Ascania nel porto di Palma di Majorca in Spagna.
“A tutti rivolgo un monito: siate concordi e col vostro esempio mostrate che, nel supremo interesse della Patria si devono far tacere interessi particolari, aspirazioni personali pur se giustificabili, differenze di partito, rancori talvolta affioranti da ricordi amari non ancora del tutto sopiti.
Or sono vent’anni era mio desiderio che il mio primo atto di Re fosse atto di riconciliazione. Non mi fu consentito. Ma ancor oggi vi ripeto, siate soprattutto fratelli. Come figli di una madre comune, dobbiamo porre al di sopra di ogni cosa l’affetto per la Patria che voi avete servito, servite e servirete con decisione e con fede, così come io l’ho servita, la servo e la servirò sempre, con il più grande amore, anche se sia doloroso amare da lontano.
Se terrete presente questo monito, se tutti sarete uniti nel porre l’Italia prima di ogni altra cosa, la concordia sarà più facile, i sacrifici meno duri, il successo più certo.
Una parola particolare dico ai giovani, che vedo tanto bene rappresentati, e che mostrano ogni giorno di volere dare ai valori spirituali e tradizionali della nazione l’importanza che devono avere per costruire un sicuro avvenire di progresso e di prosperità.
Nel trascorrere della vostra esistenza raccogliete quanto di meglio vi viene affidato da chi vi ha preceduto e ha tanto dato e tanto sofferto per la Patria e siate voi stessi autori di fatti degni di essere tramandati. Il vincolo delle generazioni può essere interrotto perché è catena di servitù, ma di legame di affetto e la tradizione, che affonda le radici nella storia della Patria si rinverdisce ogni giorno per opera della gioventù.”
Ed ancora altro passaggio del discorso tenuto a Beaulieu il 4 giugno 1978:
“Per anni ho denunciato che la tolleranza verso la violenza e la predicazione dell’odio, soprattutto tra i giovani, avrebbe fatalmente portato a risultati di sangue, coinvolgendo in una spirale crudele magistrati, politici, cittadini inermi e numerosissimi appartenenti alle Forze dell’ordine indifesi ed esposti, unitamente alle Forze armate, ad una indegna campagna denigratoria.
Ma l’Italia, alla cui unità e concordia io, la mia Casa e tutti siamo pronti a dedicare ancora e sempre le nostre energie, non si può certo identificare con infime minoranze violente ed eversive, estranee al costume e alla tradizione della nostra gente.
L’Italia si identifica invece con il suo popolo sano e laborioso, con i fedeli servitori civili e militari dello Stato e con la sua gioventù generosa; tutti reclamano, com’è loro diritto, che ogni progresso avvenga nella concordia nella pace e nella sicurezza.
Italiani!
Tornate alle vostre case portando il mio saluto solidale ai vostri cari e ai compatrioti di ogni credo politico: a tutti ripeto quanto dissi il 13 Giugno 1946 nel lasciare l’Italia: “qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli”.
Viva l’Italia!”
Questo era Umberto II l’uomo, un Re cui l’Italia ha rinunciato, forse; se gli fosse stato consentito di guidare la nostra Nazione, sarebbe stata garantita la terzietà del vertice dello Stato ed un perfetto equilibrio tra i poteri dello Stato e nel contempo il rigoroso rispetto della legge fondamentale, lo Statuto Albertino prima e la Costituzione successivamente.
Probabilmente l’Italia avrebbe avuto un destino diverso….
Tuttavia gli eventi sono determinati da ciò che è stato compiuto e non da ciò che sarebbe potuto succedere se fosse stata fatta una scelta piuttosto che un’altra.
Dunque nel rispetto della Storia, rammentiamo in occasione dell’anniversario della morte dell’ultimo Sovrano che ha sempre avuto nel cuore gli interessi dell’Italia e degli Italiani tutti, il suo insegnamento che si traduce nel motto: “L’ITALIA INNANZI TUTTO”.

