Si è perfezionata in molti paesi europei la mutazione genetica delle cosiddette democrazie in autocrazie elettive, il popolo dunque non conta più nulla, ma esistono soltanto soggetti, diversi dai partiti, capaci di indirizzare i consensi di quanti ancora vanno a votare per eleggere in liste bloccate personaggi da loro stessi prescelti.
Coloro che vengono designati da questi soggetti, costituiti di volta in volta in comitati elettorali e spesso in veri e propri comitati d’affari, una volta eletti, sono preposti a rappresentare nelle istituzioni i cittadini, ma spesso sono privi di indipendenti capacità decisionali e non possono operare autonomamente scelte politiche coraggiose, essendo in molti casi totalmente condizionati e manipolati non soltanto da chi ha consentito loro di ricoprire quei determinati ruoli pubblici, ma soprattutto da poteri esterni, anche sovranazionali.
Le elezioni a suffragio universale di cui l’Italia beneficia dal 2 giugno 1946 non sono una prova sufficiente di democrazia in quanto la democrazia è un regime esigente, perchè richiede che siano soddisfatte in concreto molte condizioni e precondizioni.
La democrazia (termine derivante dal greco “demos” (popolo) e “kratos” (potere) dovrebbe consistere in una forma di governo in cui il potere appartiene al popolo, che lo esercita direttamente o attraverso rappresentanti eletti attraverso una selezione della classe dirigente operata dai partiti sulla base delle competenze e capacità di ciascuno degli aspiranti candidati, ma con il passare del tempo e l’introduzione di leggi elettorali incostituzionali il concetto di democrazia si è svilito e non significa più governo con il consenso del popolo e nell’interesse del popolo, anche in considerazione del fatto che il suffragio universale ancora in uso è anche compatibile con il regime opposto alla democrazia che è l’autocrazia.
Oggi assistiamo ad una degenerazione della democrazia in cui una minoranza, ottenendo la maggioranza parlamentare e governativa attraverso astuti meccanismi elettorali, esercita un potere autocratico che spesso collide con la volontà popolare.
Quindi in questo inquietante scenario, spesso definito come oligarchia o tirannia della maggioranza, perché il potere è esercitato per favorire un gruppo ristretto, la sovranità, che appartiene al popolo, come sancito dall’articolo 1 della Costituzione italiana, viene di fatto completamente svuotata.
Quali le soluzioni? I partiti purtroppo non esistono più e con essi sono venute meno le ideologie su cui i partiti basavano la loro legittimità.
Le ragioni del declino dei partiti sono molteplici, tra queste la più significativa è quella della restrizione dei diritti fondamentali che, nell’indifferenza generale, ma soprattutto degli stessi partiti, sistematicamente continua ad avanzare prepotentemente, nonché, la incapacità di confrontarsi con i cambiamenti epocali intervenuti negli ultimi decenni, come la globalizzazione dell’economia e della finanza, lo sviluppo della rete, l’introduzione generalizzata delle tecnologie digitali, che hanno accelerato il processo di ridimensionamento della sovranità statale già in corso, l’abbandono di una visione nazionale, essendo la politica trascinata nel vortice di una dimensione sovranazionale.
Il potere è poi in gran parte migrato altrove, continua a crescere il condizionamento degli strumenti a disposizione dell’élite che indirizzano gli orientamenti di quella che un tempo si chiamava propriamente “opinione pubblica”.
Le forme della democrazia sono rispettate, ma la sostanza è ormai svanita.
Non possiamo arrenderci dinnanzi ai nuovi poteri che vengono ancora esercitati attraverso dei partiti totalmente svuotati da ogni reale forza politica o ideologica, ma che esistono solo come rappresentazione, simili a simulazioni di se stessi, con il paradosso di vivere in un regime partitocratico senza partiti.
Per ritornare nella legalità costituzionale occorrerebbe varare una legge elettorale per le Assemblee parlamentari tendenzialmente proporzionale, affinché le diverse identità politiche possano trovare più facilmente elettori affezionati al loro simbolo sulla scheda e si ponga un freno al fenomeno dell’astensionismo elettorale, rivitalizzando così la democrazia rappresentativa, che dovrebbe essere accompagnata dall’educazione civica nelle scuole e dalla valorizzazione della storia delle istituzioni, per riconnettere i cittadini alla politica
Occorrerebbe eliminare soglie di sbarramento per consentire l’assegnazione di seggi anche ai partiti minori che molte volte rappresentano centinaia di migliaia di elettori; riservare un eventuale moderato premio di governabilità a coalizioni che si presentino unite alle elezioni e raggiungano il 50% dei voti validi; eliminare un turno di ballottaggio; consentire a tutte le forze politiche su un piano di parità di avere spazi pubblici, sale attrezzate per conferenze e dibattiti e materiale pubblicitario anche da affiggere negli appositi spazi a ciò destinati, tutto a titolo completamente gratuito.
Soltanto, attraverso una rivisitazione di quello che da troppo tempo abbiamo accantonato e in alcuni casi dimenticato potremo ritrovare la voglia di lottare e la forza di credere in noi stessi e nel futuro della nostra democrazia e della nostra Nazione.

Lascia un commento