
La storia, iniziata e collaudata con Enzo Tortora, proseguita con Contrada, Andreotti e tanti altri ancora, purtroppo si ripete.
Viene accordata ampia credibilità ai pentiti, pur in assenza di preventivi riscontri obiettivi, con la conseguenza che non solo gli imputati coinvolti dai fantasiosi racconti dei pentiti, ma anche i semplici indagati vengono considerati fin dal primo momento colpevoli.
Alla presunzione di innocenza, principio costituzionalmente garantito, subentra una sorta di inversione dell’onere della prova, in cui è l’accusato a dover provare la propria estraneità ai fatti contestati.
Nessun rimborso delle ingenti spese, né alcun risarcimento dei danni patiti viene riconosciuto a chi, ingiustamente indagato e poi rinviato a giudizio, deve affrontare spesso tutti e tre i gradi di un processo penale per affermare la sua innocenza.
Tuttavia nessun governo, al di là di sterili proclami e lusinghieri propositi, ha avuto mai il coraggio di affrontare una riforma organica dell’Ordinamento Giudiziario, di separare la carriera degli inquirenti da quella dei giudicanti e di introdurre una responsabilità civile a carico dei magistrati che per negligenza, colpa grave, concussione e dolo sbagliano nella “applicazione della legge”, né di introdurre un giusto indennizzo in favore degli imputati riconosciuti innocenti.
Radio LDR- Informazione e Consapevolezza 138 – Dibattito su: “GIUSTIZIA e DITTATURA”
Ospiti: Dott. Paolo Ferraro e Avv. Alfredo Lonoce – Conduce: Vittorio Boschelli
