Il tema della giustizia e della magistratura in genere non desta l’attenzione dei cittadini e il dibattito sulla questione è limitato soltanto tra giuristi e tra pochi addetti ai lavori.
Il cittadino comincia ad interessarsi di giustizia e magistratura soltanto quando viene coinvolto in un procedimento penale, in qualità di indagato o di imputato, in cui è in pericolo la sua libertà, solo in qual momento comincia a capire che in Italia la giustizia non funziona come dovrebbe.
Il referendum confermativo sul quale siamo chiamati al voto non riguarda la giustizia, ma l’ordinamento giudiziario che contiene l’insieme delle norme che disciplinano la costituzione, il funzionamento e l’organizzazione della magistratura, compresa la progressione nella carriera ed i provvedimenti disciplinari.
Nella riforma è prevista la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti per portare a compimento quel processo penale accusatorio entrato in vigore il 24 ottobre 1989.
E’ falso che la riforma violi la Costituzione in quanto essa attua interamente il principio enunciato nell’art.111 della Costituzione, come modificato nell’anno 1999, quello del giusto processo nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti ad un giudice terzo ed imparziale.
La riforma prevede inoltre l’introduzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura: uno per i Giudici e uno per i PM, senza intaccare il principio della indipendenza e autonomia che resta garantito dall’art.104 della Costituzione e dal fatto che i due nuovi consigli saranno presieduti dal capo dello Stato, che costituisce la massima figura di garanzia per tutti.
Viene ancora introdotta l’Alta Corte di giustizia disciplinare che si occuperà dei procedimenti disciplinari a carico di tutti i magistrati.
Il Presidente della Repubblica non presiederà anche l’Alta Corte di giustizia disciplinare, ma designerà tre dei 15 membri che la compongono.
Per tutti e tre questi organi collegiali viene introdotto il sorteggio, ritenuto l’unico strumento tecnico idoneo per scardinare il peso delle correnti interne alla magistratura.
Mentre i membri togati verranno estratti a sorte tra tutti i magistrati appartenenti alla rispettiva categoria, invece i membri laici saranno estratti a sorte da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune contenente i nomi di professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio.
Poco si parla di quella che è la posta in gioco in questo referendum in cui imperversa un febbrile accanimento da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati divenuta essa stessa un partito.
Per accedere all’ordine giudiziario occorre superare un concorso pubblico gestito in prevalenza da magistrati, dal momento che le commissioni esaminatrici di quel concorso sono composte da 12 a 16 magistrati con almeno cinque anni di esercizio, affiancati da un numero non inferiore a 4 e non superiore ad 8 professori universitari e avvocati, nominati dal Ministero della giustizia su delibera del CSM.
Un magistrato, vincitore di quel concorso, non riceve alcuna investitura dal popolo sovrano.
La vittoria del No significherebbe quindi riconoscere alla magistratura una legittimazione popolare che oggi le manca ed è per questo che è assolutamente necessario votare SI alla riforma per evitare di ritornare ad un sistema giudiziario poco incline al contraddittorio e alla esistenza di pesi e contrappesi cosa questa che mal si concilia con un ordinamento giuridico democratico.




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