La riforma del Senato della Repubblica rappresentata come una innovazione moderna utile per superare il bicameralismo perfetto e snellire così l’attività legislativa, in realtà costituisce uno strumento per trasformare non solo la forma di Stato, ma anche la forma di governo e lo stesso sistema democratico.

Nella volontà della maggioranza governativa si persegue il fine di rafforzare a dismisura e al di fuori di ogni controllo il potere esecutivo e si coltiva l’idea di escludere completamente il Senato dai poteri istituzionali.

Con l’attuale legge elettorale definita giustamente “Porcellum“, mai modificata dalle maggioranza parlamentari che si sono avvicendate negli anni successivi alla sua entrata in vigore nel 2006 e con la nuova legge elettorale “Italicum“, che entrerà in vigore nel 2017, dopo il voto uscirà una camera dei deputati espressione di una maggioranza relativa di gran lunga inferiore al 50% + 1 dei voti validi che attraverso il premio avrà la possibilità di approvare qualsiasi legge, concedere la fiducia a qualsiasi governo, eleggere il Capo dello Stato ed eleggere i 5 componenti della Corte Costituzionale che uniti agli altri 5 di scelta presidenziale costituiranno la maggioranza anche all’interno della stessa Corte delle Leggi.

Dunque con la riforma del Senato ed il suo completo svuotamento di funzioni e di garanzia costituzionale, si aprirà la strada al governo imposto da deputati non eletti, ma cooptatati dal capo partito che avrà raccolto il maggior numero dei voti ed una maggioranza assai relativa e ben distante da quella denominata “legge truffa” che nel 1953 fu bocciata dal Parlamento perchè ritenuta poco democratica.

Si avrà dunque un rafforzamento inverosimile del potere della Camera dei deputati e del Governo da essa sostenuto.

Se si guarda indietro per raccoglierne l’ispirazione e si reinterpreta in chiave moderna la categorie giuridica tradizionale della divisione dei poteri, che costituisce l’unico criterio valido per soppesare la democraticità di qualsiasi riforma delle istituzioni, appare di tutta evidenza come la riforma che si vorrebbe approvare costituisca una involuzione del sistema democratico verso un regime assolutistico, privo di contrappesi e di garanzie.

Il nuovo Senato, pur privo di grossi poteri, al di fuori di quello dell’elezione del Presidente della Repubblica, sarebbe completamente svincolato da una investitura che promani dalla sovranità popolare.

La neutralizzazione politica del Senato non aiuta a scongiurare il rischio di una concentrazione dei poteri tra la maggioranza della prima Camera (l’unica politica) ed il Governo. Collide con il bilanciamento, a fronte dell’esclusione dal rapporto fiduciario del Senato e sarebbe invece auspicabile un rafforzamento del ruolo del nuovo Senato non solo sotto il profilo istituzionale, ma anche “costituzionale” in modo da inserirlo con maggiore prestigio in una dimensione analoga (pur con le dovute differenze) a quella che caratterizza il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale. In questa prospettiva, il Senato potrebbe essere dotato di maggiori poteri di controllo sulle altre istituzioni e al contempo dovrebbe assumere un’impronta garantistica che gli consentirebbe di orientarsi verso dimensioni sovranazionali.

Un Senato privo di connotazione politica, avrebbe una maggiore autorevolezza per costituire un valido contrappeso a fronte dell’esondazione di potere dell’Esecutivo e della maggioranza della Camera dei Deputati.

Una riforma virtuosa del Senato, in definitiva, garantirebbe la ricomposizione dell’equilibrio dei poteri dello Stato senza però abdicare al legame privilegiato con la sovranità popolare e potenzierebbe il suo ruolo di garanzia, a carattere tecnico e apolitico.

In tal modo, la trasformazione del Senato consentirebbe di valorizzare la sua tradizionale funzione di contrappeso costituzionale all’altra Camera ed al Governo, scongiurando il rischio di un inopportuno sbilanciamento e contribuendo a ricomporre il sistema costituzionale in modo sempre più democratico.

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/05/08/15G00066/sg

 

141 VIDEOCONFERENZA “NO ALLA REVISIONE COSTITUZIONALE, PER RICOSTRUIRE LA DEMOCRAZIA” – Dott. Paolo Ferraro e Avv. Alfredo Lonoce

https://www.youtube.com/watch?v=t0KpQ3df9SE&feature=youtu.be&fbclid=IwAR3mY_df2a2TGA7zYe0IvXOx5kKAqXbo3MdInvN0Yah7jRPCBWgBeCtU4Y0

Radio LDR Informazione e Consapevolezza 02/11/2016 – Referendum…Colonia o Nazione

ospiti: Dott. Paolo Ferraro e Avv. Alfredo Lonoce – Conduce: Vittorio Boschelli